Battery swapping: cos’è e come funziona

di | 22-11-2021 | Auto

Un cambio di batteria all'auto elettrica è possibile? Vediamo pro e contro di questo interessantissimo sistema

Battery swapping: cos’è e come funziona
Confronta

Avete mai sentito parlare di… battery swapping? Cosa significa? Cos’è? Come funziona? Come potete immaginare, interessa il mondo delle batterie, in particolare quello relativo alle auto. Parliamo dunque di un mondo in piena evoluzione e sviluppo. Un argomento destinato ad evolversi sempre di più, visto che le Case automobilistiche stanno investendo milioni di dollari su questo. Vediamo dunque cosa c’è da sapere il tema battery swapping.

Sommario

Cos’è il battery swapping?

Iniziamo con il dare risposta alla domanda più importante, ovvero cos’è il battery swapping. Deriva naturalmente dall’inglese e significa scambio di batterie. Trattasi di una tecnica ancora in fase di sviluppo e soprattutto in discussione, che consente di scambiare la batteria di un’auto elettrica. Si toglie dunque la batteria scarica e la si sostituisce letteralmente con un accumulatore già carico. Questo è interessante, poiché si andrebbe ad eliminare il problema numero uno delle auto ad alimentazione “green”, le lunghe tempistiche di ricarica.

Proprio così, è al momento il problema più limitante per questo tipo di vetture, poiché per ricaricare una batteria servono tantissimi minuti, se non addirittura ore. Con il battery swapping, si andrebbe ad eliminare questa problematica, poiché sarebbe sufficiente sostituire direttamente la batteria, andando ad eliminare completamente i lunghi tempi di rifornimento. Questa tecnica non è “nuova”, visto che se ne parla da quasi una dozzina di anni. Il problema è che ci sono tutta una serie di problemi legati al battery swapping, che ora andremo ad analizzare.

Battery swapping: come funziona?

Il “funzionamento” non è difficile da capire. Immaginate di entrare con l’auto all’interno di una stazione di rifornimento dotata di un ponte che vi solleva l’automobile, oppure che sia dotata di una botola contenente dei bracci meccanici. Allentati i fermi della batteria del vostro mezzo, i bracci estraggono l’accumulatore per posizionarlo in una stazione di carica per il prossimo mezzo. A questo punto, i bracci prendono l’accumulatore carico, lo posizionano all’interno dell’automobile ed una volta fissato il tutto, cablaggi compresi, si è liberi di andare via. Un’operazione che richiede pochi minuti.

Better Place: il precursore

Anno 2011. Better Place, una società fondata dall’israeliano Shai Agassi inaugura la prima stazione di battery swapping. Era però troppo presto, il mercato non era pronto, non c’erano abbastanza vetture. Ecco perché dopo circa due anni la Better Place chiude il progetto con grossi debiti. Poco dopo arriva un nome a tutti noto: Tesla. Il progetto è perfetto, impeccabile, ma non prende piede. Notizia di un mese fa, è proprio la decisione di Tesla stessa di abbandonare completamente il battery swapping in favore del Supercharger. La società californiana, ha infatti ritenuto l’idea intelligente ma poco utile, considerati i salti qualitativi nella capacità di ricarica dei Supercharger stessi. Il Supercharger V3, infatti, è in grado di caricare fino all’80% in soli 20 minuti. Non tutti però la pensano così, ed infatti ora vedremo chi è a favore del battery swapping.

NIO: “sì” al battery swapping

Ripartiamo “da zero”. Chi è il leader mondiale, nonché pioniere della mobilità elettrica? Ovviamente il continente asiatico, con la Cina che fa la voce grossa. Il costruttore più importante è NIO, azienda che nel 2018 promette di investire proprio nel battery swapping, con l’idea di arrivare ad un migliaio di stazioni dedicate proprio a questo tipo di servizio. Al momento, sono circa 125. C’è ancora molto da lavorare dunque, anche se sono concentrate nei centri urbani più grandi.

Dopo NIO, c’è BAIC, la seconda società, in ordine di importanza, sempre cinese. Le stazioni di servizio realizzate sono in questo caso 187 , distribuite in 15 metropoli e riservate ai taxi, ben 16.000. L’idea è di arrivare a 3.000 stazioni entro la fine del prossimo anno. Va detto che però la Cina è particolarmente a favore della produzione di mezzi non inquinanti, in questo caso.

Torniamo però a NIO, perché in tema battery swapping merita due parole in più. La Casa cinese ha infatti presentato a gennaio la seconda generazione delle stazioni per il Battery Swap. Queste stazioni 2.0, saranno dotate di ben 13 batterie e di un ponte in grado di sollevare completamente le auto per procedere alla sostituzione “al volo”. NIO ha dichiarato che sarà possibile uno scambio totale di batterie stimato in ben 312 sostituzioni al giorno (la prima generazione si ferma a 100). Tutto molto interessante, soprattutto perché l’operazione di sostituzione della batteria sarà del tutto automatica, oltre ad essere compatibile anche con il nuovo accumulatore da 150 kWh. Una operazione semplicissima: una volta giunti presso uno dei punti designati, scesi dall’auto si dovrà solo cliccare una icona del menu del sistema di infotainment. L’auto si posizionerà all’interno dell’area e le macchine provvederanno al cambio. Entro il 2021, NIO porterà a 500 le stazioni operative.

Italia? C’è ancora da lavorare…

Nel Bel Paese sono due le possibilità, almeno per il momento. La prima è XEV (cinese ovviamente), che propone l’auto Yoyo da novembre 2020. Le batterie sono intercambiabili esattamente come su uno scooter. La sostituzione può essere effettuato sia a casa, dal proprietario, o distributori convenzionati (come la rete Q8). Al momento però, di Q8 che possano provvedere alla sostituzione di batterie, non pare ce ne sia neanche uno…

C’è poi la Picchio S.p.A., che ha messo a punto una stazione di battery swap che impiega circa 2 minuti per cambiare batteria, un tempo addirittura inferiore a quello di un normale rifornimento. Di fatto, anche qui, tutto estremamente interessante, ma non ci sono stazioni in giro…

USA: Ample

Gli USA vantano una società che ha il nome di Ample, startup già partner di Uber. I californiani hanno pensato a stazioni di alimentazione a ricarica ultra-rapida e swapping per accumulatori ad alta capacità. Al momento le infrastrutture sono due, in quel di San Francisco. Gli impianti sono naturalmente automatizzati. L’utente non deve fare altro che entrare nella stazione, e stando in auto, attendere la sostituzione della batteria. Chiaramente solo alcuni mezzi possono ricevere il trattamento, poiché non tutte le auto elettriche sono compatibili.

Battery swapping: ma perché non decolla?

Insomma, tutto sembra facilissimo! Le tempistiche sono ridotte a pochi minuti, praticamente il tempo di un pieno di benzina o diesel. I progetti ci sono, ed allora perché il battery swapping non funziona? Intanto realizzare l’infrastruttura è costosissima, non stiamo parlando di una “banale” colonnina. A questo, si aggiunge che, per ora, manca la cosiddetta standardizzazione, particolare che consente di contenere i costi. Se sul mercato cinese pare una soluzione quasi ovvia, nel resto del mondo non se ne parla.

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