Cancellazione esenzione IVA su patenti: cosa comporta

di | 17-10-2019 | Auto

Dalle tasse alle leggi, il Governo è sempre in “movimento”. A volte per migliorare la nostra vita, altre volte… non proprio. Una delle ultime modifiche, è la cancellazione dell’esenzione dell’IVA sulle patenti. Cosa comporta tutto questo? Cerchiamo di capire e di fare chiarezza, perché la cosa interessa in particolar modo chi va a scuola guida.

Sommario

Scuola guida: costerà di più?

Come accennato sopra, quasi tutti effettuano delle lezioni a scuola guida per prendere la patente, possano essere queste teoriche o pratiche. Fino ad oggi, tutte queste lezioni erano esentate da IVA, grazie ad una specifica dell’Agenzia delle Entrate (cfr. risoluzione n. 134/E del 26 settembre 2005 e Circolare n. 22/2008/E). A quanto pare però, lo Stato ha deciso di modificare questa cosa, o meglio, nello specifico, l’Agenzia stessa.

Come? Con la Risoluzione n. 79/2019 del 2 settembre. Questo procedimento, ha dunque revocato la prassi precedente ed ha rivisto le cose in materia di esenzione IVA sulle lezioni. Attenzione poi, poiché questa cosa interesserà i titolari delle scuole guida, come i vecchi allievi che corrono il rischio di dover pagare le precedenti guide (questo “in teoria”).

Cosa dice la Comunità Europea?

Pochi mesi fa, con la sentenza della Corte di Giustizia UE, si è specificato come interpretare l’articolo 132, paragrafo 1, della Direttiva CE 112/2006. Si parla naturalmente delle esenzioni in materia di IVA, che alla lettera “i” cita: “l’educazione dell’infanzia o della gioventù, l’insegnamento scolastico o universitario, la formazione o la riqualificazione professionale, nonché le prestazioni di servizi e le cessioni di beni con essi strettamente connesse, effettuate da enti di diritto pubblico aventi lo stesso scopo o da altri organismi riconosciuti dallo Stato membro interessato come aventi finalità simili“. Ancora, alla lettera j sono esenti dall’IVA anche “le lezioni impartite da insegnanti a titolo personale e relative all’insegnamento scolastico e universitario“. Quindi come la mettiamo?

Per la CGUE (Corte di Giustizia UE), l’insegnamento scolastico o universitario “include attività che si distinguono tanto per la loro specifica natura, quanto per il contesto in cui sono esercitate” – ed ancora – “a un determinato tipo di sistema di insegnamento, che è comune a tutti gli Stati membri, indipendentemente dalle caratteristiche specifiche di ogni sistema nazionale“.

Nello specifico, “l’insegnamento della guida automobilistica in una scuola guida, (…), pur avendo ad oggetto varie conoscenze di ordine pratico e teorico, resta comunque un insegnamento specialistico“. Quindi non si parla di insegnamento scolastico o universitario. La scuola guida dunque, non rientra nella direttiva 112/2006, che invece interessa quanto sopraccitato.

Cosa dice l’Agenzia delle Entrate?

Dopo questo, è logico chiedersi cosa debbano fare le scuole guida. Sono esentate dall’IVA oppure no? A fare chiarezza è l’Agenzia delle Entrate, che così sentenzia: “in forza dei suddetti principi e in considerazione della valenza interpretativa della sentenza in commento, da cui discende l’efficacia ex tunc della stessa, si ritiene che l’attività avente ad oggetto lo svolgimento di corsi teorici e pratici necessari al rilascio delle patenti di guida, debba considerarsi imponibile agli effetti dell’IVA“. Insomma, ci sarà da pagare l’IVA, punto e basta.

L’IVA è retroattiva?

Da oggi le autoscuole dovranno rivedere i “listini”, poiché bisognerà “salire” di un 22%! Se non serve arrabbiarsi su questo, c’è invece da aggrottare la fronte in merito alla retroattività delle cosa. Sì perché pare proprio che sulle vecchie guide, si dovrà pagare l’IVA. Quanto tempo? Tenetevi forte. Si parla di operazioni effettuate e registrate in annualità ancora accertabili ai fini IVA, ergo, 5 anni. Gli interessati dovranno dunque effettuare delle note di variazione in aumento, presentando delle dichiarazioni integrative, così da ottenere la Risoluzione. L’unica buona notizia è che non saranno applicate né sanzioni, né interessi.

Scuole guida: che strazio

A pagare per tutto questo, saranno i titolari delle scuole guida che, grazie all’applicazione retroattiva dell’IVA, dovranno conformarsi all’obbligo fiscale. Questi dovrebbero chiedere ai propri clienti di versare l’IVA sulle lezioni già pagate, visto l’esenzione non regolare nei precedenti cinque anni. Follia? Abbastanza. Quanti di voi pagherebbero senza nessun problema l’IVA all’autoscuola?

I titolari delle scuole guida dunque, si vedranno costretti a pagare di tasca loro la cosa, un danno economico non da poco. Tutto questo poi, dovrebbe costringere a rivedere anche le dichiarazioni dei redditi, poiché tutte sfalsate, così da ottenere almeno un rimborso delle imposte precedentemente versate.

IVA retroattiva, parola alla Confarca

Potevano stare a guardare le scuole guida? Ovviamente no, ed infatti è intervenuta con tempestività la Confarca (Confederazione Autoscuole Riunite e Consulenti Automobilistici). La confederazione ha detto di essere al lavoro sulla cosa. Inutile dire che è stata emessa una Circolare da parte della Confarca, congiuntamente alla Unasca (Unione Nazionale Autoscuole e Studi di Consulenza Automobilisti), dove si è reso noto di non approvare la decisione dell’Agenzia delle Entrate.

Auspichiamo ovviamente – si legge nella nota – che intervengano quanto prima ulteriori precisazioni a chiarire la Risoluzione“. Le autoscuole hanno intanto già effettuato degli scioperi, ma per ora non se ne vede luce. Il problema, ribadiamo, non è tanto “l’aggiunta” dell’IVA da ora in avanti, quanto quello della retroattività. Se fino ad oggi non si è pagata, è quasi utopistica richiederla per i passati cinque anni.

Le associazioni stanno lottando soprattutto su questo, oltre che sul cercare di ottenere una riduzione dell’aliquota. I giovani, già in difficoltà a livello economico, si vedrebbero dunque aumentare il costo della patente nel prossimo futuro. Far pagare l’IVA pare dunque una mossa tutto sommato corretta, ma che trova nella retroattività una mossa azzardata, oltre che un colpo basso per il settore.

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