Comprare auto all’estero: ecco come muoversi per non sbagliare

di | 31-07-2019 | Auto

Acquistare una nuova vettura è un’esperienza che finisce per regalare sempre una grande emozione all’idea del tempo che trascorreremo in simbiosi con il mezzo scelto, che potrà accompagnarci in molte delle nostre esperienze più importanti. L’operazione deve però essere fatta con particolare cura: anche chi non ha particolari problemi economici è infatti pronto a fare il possibile per risparmiare e a cercare un affare che possa ritenere allettante. A volte le offerte da cogliere al volo sono disponibili anche oltre i nostri confini: ecco quindi tutti i consigli su come muoversi al meglio per chi sta pensando di comprare un’auto all’estero ed evitare di pentirsene poco tempo dopo.

Sommario

Comprare auto all’estero – Cosa prevede la normativa in vigore

Quando si è alla ricerca di una vettura da acquistare, sia che si tratti di un modello nuovo sia che si prefiliga una versione di seconda mano, è consuetudine fare un giro tra più concessionari per poter fare un paragone tra le varie proposte disponibili. Pur partendo infatti da un medesimo presso di listino (se non si hanno dubbi sulla scelta della macchina), a volte il prezzo finale può differire anche di qualche centinaia di euro a seconda di un possibile sconto che il venditore vuole dare al cliente per fidelizzarlo e accontentare le sue richieste.

A volte, però, le soluzioni più convenienti sono disponibili oltre i confini della nostra Penisola, ma in questi casi è bene prestare attenzione a ogni aspetto. Il rischio concreto di andare incontro a possibili fregature se non si è cauti può essere infatti dietro l’angolo.

È bene quindi conoscere innanzitutto la nuova normativa da rispettare quando ci si trova in queste situazioni e che è entrata in vigore il 5 aprile 2018, attraverso il decreto del 26 marzo 2018 che ha abrogato quello del 30 ottobre 2007. Il provvedimento si riferisce in particolar modo ai privati ed è volto a semplificare la procedura, ora diventata del tutto simile a quella che era già valida per i professionisti.

Una volta arrivati nel nostro Paese diventa infatti necessario fare in modo che il veicolo sia immatricolato in Italia. Non è quindi più possibile la circolazione in modo illimitata con targa estera, un espediente che in passato era utilizzato da molti per pagare meno tasse. Quando l’acquisto è stato portato a termine è quindi necessario renderlo noto alla sede della Motorizzazione Civile più vicina entro un tempo massimo di 15 giorni. Questa operazione può essere effettuata anche dalle agenzie pratiche auto incaricate.

Per arrivare all’assegnazione della targa, che dovrà quindi essere italiana, è necessario che il Centro elaborazione dati della Motorizzazione (CED) sia in possesso delle informazioni relative all’abbinamento dei numeri di telaio dei veicoli da immatricolare ed i rispettivi codici anti-falsificazione, che devono essere comunicate dalle case automobilistiche. Il pagamento dovrà ovviamente comprendere anche l’IVA attraverso il modello F24: qui dovrà comparire il tipo di veicolo, il numero di telaio e l’Iva che si versa. La tempistica da rispettare è piuttosto rigida: il bonifico deve avvenire entro il nono giorno lavorativo antecedente alla richiesta di immatricolazione.

Acquistare auto all’estero – Procedere con l’immatricolazione

Effettuare l’immatricolazione il prima possibile è fondamentale. Se la procedura non è stata eseguita, infatti, la vettura può circolare all’interno del nostro Paese solo se trainata da un veicolo regolarmente assicurato e immatricolato, oppure da una società di trasporti incaricata. In alternativa, si può procedere con la targa straniera, ma questo sarà consentito solo per un periodo determinato di tempo.

La procedura da seguire è differente a seconda della provenienza del mezzo. Se questo arriva da uno Stato appartenente all’Unione Europea, oltre che da Islanda, Liechtenstein e Norvegia, è necessario rivolgersi allo Sportello Telematico dell’Automobilista con tutti i documenti necessari, ovvero carta di identità dell’intestatario, il certificato di conformità europeo della vettura e il modello NP2C o NP2D a seconda che sia stato redatto o meno l’atto di vendita. L’utente deve poi pagare le relative imposte per la trascrizione e il rilascio della targa, a cui si devono aggiungere gli emolumenti ACI (pari a 27 euro) e il bollo per l’iscrizione al PRA (32 euro).

Chi invece ha preferito un veicolo che proviene da un Paese extra Unione Europea è necessario rivolgersi all’Ufficio provinciale della Motorizzazione. Saranno gli addetti incaricati a indicare come muoversi al meglio per procedere con l’iscrizione al PRA. Se il cittadino che effettua la domanda è di provenienza è previsto qualche scrupolo in più, quali la traduzione di un documento di identità effettuata da un direttore ufficiale e approvata dalle autorità diplomatiche. Entro 60 giorni dal rilascio della carta di circolazione, il veicolo andrà poi iscritto al Pubblico Registro Automobilistico (PRA).

Attenzione se si punta sull’usato

Una cautela maggiore è richiesta in modo particolare se si dovesse prediligere un modello di seconda mano. In molti casi, infatti, oltre i nostri confini è possibile usufruire di vantaggi importanti che possono spingere l’utente a sostituire la propria vettura più frequentemente. È il caso ad esempio della Germania dove le agevolazioni coinvolgono principalmente cinque case automobilistiche quali Audi, Volkswagen, Opel, BMW e Mercedes.

In questo caso diventa fondamentale firmare un contratto di compravendita, necessario per effettuare l’immatricolazione e l’iscrizione al PRA, oltre che per portare a termine tutti gli aspetti burocratici necessari. Qui è necessario riportare la spesa sostenuta per l’acquisto, l’allestimento della vettura e la data in cui questa sarà consegnata.

Per far sì che tutto avvenga in modo il più possibile trasparente anche l’acquirente deve richiedere alcuni documenti specifici, quali:

  • Contratto di compravendita ufficiale;
  • Fattura di acquisto;
  • Libretto di circolazione originale in cui siano riportati tutti i tagliandi effettuati nel tempo, numero di telaio e data di consegna;
  • Certificato di conformità in cui viene indicato che l’auto sia idonea alle normative europee, necessario anche per effettuare l’immatricolazione;
  • Garanzia con i relativi timbri.

Una volta varcati i confini italiani, sarà già possibile mettersi al volante, ma con una targa provvisoria per la circolazione e per l’esportazione, oltre ad accertarsi di essere coperti dall’assicurazione. A quel punto si potrà poi procedere con la sostituzione.

 

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