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Comprare auto in Cina: a cosa fare attenzione
di Fabio Caliendo | 13-10-2026 | News NoleggioComprare ed importare un'auto in Cina è qualcosa di veramente difficile. Ecco a cosa si va incontro

Se vi è anche solo per caso venuto in mente di comprare e importare un’auto direttamente dalla Cina per portarla in Italia… lasciate perdere. È un’operazione a dir poco complessa, difficile e antieconomica. Il motivo va ricercato nella burocrazia e in tutta una serie di passaggi a dir poco complicati e tali da sconsigliare l’operazione. Si rischia, dunque, di acquistare un mezzo per poi non riuscire mai a immatricolarlo.
Sommario
Importazione e tasse
I dazi, l’IVA e le varie spese accessorie, dunque, sconsigliano questa procedura. Come avrete capito, il problema vero è l’omologazione, non tanto il trasporto. Un’automobile realizzata per il mercato cinese potrebbe non avere l’omologazione europea. Cosa significa? Che ci sono normative diverse e che, dunque, la Motorizzazione Civile difficilmente la farà targare. Pensiamo alla mancanza del CoC europeo, dei test TÜV/DEKRA, dell’eCall, degli ADAS obbligatori nell’UE… e così via.
La procedura prevederebbe, dunque, l’aiuto di un importatore che provvederà all’omologazione individuale. Parliamo di un importo che può tranquillamente superare, già solo per questa operazione, i 2.500 euro. Pensiamo a società come EV Marketplace, che effettuano questo tipo di pratiche, ma dovrete sempre chiedere prima se l’omologazione europea è inclusa, con tanto di carta di circolazione italiana.
Dazi e IVA
Come abbiamo detto, il prezzo, tra dazi e IVA, può salire notevolmente, in alcuni casi arrivando persino a raddoppiare. All’arrivo dell’auto in Italia si pagano dazi doganali (generalmente pari al 10%, a cui possono aggiungersi dazi compensativi fino al 35,3% per determinate auto elettriche prodotte in Cina) e l’IVA al 22%. Vanno poi considerati il trasporto via nave, le pratiche di sdoganamento, lo stoccaggio nei porti e le spese di agenzia, che fanno lievitare enormemente il prezzo. Per darvi un’idea, un’auto che in Cina costa circa 35.000 euro può facilmente superare i 60.000-70.000 euro una volta immatricolata in Italia.
Garanzia e pezzi di ricambio
C’è poi da considerare che la garanzia rilasciata in Cina potrebbe non essere riconosciuta in Italia! Se poi vi serve un ricambio, dovete pregare che questo possa arrivare in due mesi… Se proprio volete o dovete imbarcarvi in questa operazione, il consiglio è quello di affidarvi a un dealer cinese verificato, che lavori con export license, con fattura commerciale, con certificato d’origine e, ovviamente, con un contratto vero in inglese.
Non bisogna poi mai pagare con bonifico personale. Bisogna usare una lettera di credito (LC), tramite la propria banca che fa da garante (costa tra l’1 e l’1,5% più spese). L’alternativa è l’escrow, forse più semplice. Trattasi di un “terzo uomo” che gestisce l’operazione, custodendo i vostri soldi da una parte e verificando l’auto e i vari documenti dall’altra (si prenderà dallo 0,08 all’1,5% di commissione). Chiaramente, in caso di auto elettrica, dovrete verificare anche che la spedizione rispetti le norme internazionali sul trasporto marittimo delle merci pericolose (codice IMDG) e i requisiti richiesti dalla compagnia di navigazione. Il motivo? Rischiate che la spedizione venga bloccata.
Omologazione e burocrazia
Come dicevamo, l’auto cinese “soffrirà” della mancanza del CoC (Certificate of Conformity). Le auto vendute per il mercato cinese, infatti, non possiedono quasi mai il certificato di conformità europeo. L’immatricolazione in Italia, poi, può richiedere una complessa procedura come “esemplare unico” presso la Motorizzazione Civile, con costi burocratici e tecnici decisamente elevati.
Software, infotainment e GPS
Ricordatevi poi che l’auto, sostanzialmente, è cinese. Questo significa che i sistemi di bordo (infotainment e comandi vocali) sono spesso in lingua cinese o in un inglese approssimativo. Il GPS e i servizi di navigazione, poi, potrebbero essere configurati per il mercato cinese, con mappe e servizi non pienamente compatibili in Europa. Le app locali non funzionano in Europa e i collegamenti come Apple CarPlay o Android Auto potrebbero essere limitati, bloccati o non presenti.
Assistenza e garanzia
Come già accennato, un altro scoglio è quello della garanzia nulla o non riconosciuta. La garanzia rilasciata in Cina, infatti, molto raramente ha valore in Europa. Potrete anche installare un corno rosso gigante sotto i sedili, ma sappiate che, in caso di guasto o incidente, trovare i pezzi di ricambio in Italia è estremamente difficile se il modello non è importato ufficialmente da una rete di distribuzione locale.
Il consiglio
Insomma, l’avrete capito: il nostro consiglio è quello di non imbarcarvi in una cosa del genere, davvero difficile e complicata. Potrebbe essere qualcosa di davvero dispendioso e con tempistiche indefinibili. Operazioni del genere possono essere valutate soprattutto quando si acquistano delle supercar o delle hypercar, auto che già richiedono budget pazzeschi e di cui magari vengono prodotti soltanto tre, cinque o dieci esemplari l’anno.
Il consiglio è di controllare bene i vari marchi e gruppi automobilistici che commercializzano anche qui in Italia vetture prodotte in Cina, talvolta sotto nomi differenti. Pensiamo a MG, BYD, DR, EVO, Chery, Geely, Dongfeng, Leapmotor, Zeekr, EMC, Xpeng… ma anche a Omoda, Jaecoo, Lynk&Co e Polestar. Verificate bene, dunque, poiché alcuni modelli di costruttori cinesi vengono commercializzati con marchi differenti a seconda del mercato. Tra gli esempi più famosi pensiamo a MG, marchio di proprietà del gruppo cinese SAIC Motor.
Questo porterebbe a facilitarvi le cose, senza contare che avreste anche le garanzie previste dai singoli costruttori, nonché un’assistenza adeguata (si spera…). Ponderate, dunque, bene la cosa prima di imbarcarvi in un oceano con una barchetta da quattro posti!
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