Pedali auto automatica: come funzionano

di | 18-07-2021 | Auto

Il cambio automatico non è nulla di complicato per l'utilizzatore, anzi. Vediamo cosa c'è da sapere e qualche piccola cusiosità

Pedali auto automatica: come funzionano
Confronta

Il cambio automatico è praticamente montato quasi sempre sulle auto, ad eccezione delle utilitarie. Dopo le auto di segmento C, a salire, il cambio di questo tipo è quasi una costante. Del resto, la comodità e la spensieratezza di guida, soprattutto in città e nel traffico, è imparagonabile. Addio pedale della frizione dunque, per avere due sole leve, anche se, ci sono pulsanti ed altro… in più! Scopriamo insieme cosa c’è da sapere.

Sommario

Cambio automatico: perché averlo

Chi sceglie il cambio automatico, non deve certo farlo per moda. Che sia un automatico od un robotizzato, c’è poco da fare, facilita la vita a bordo della nostra auto. Si accelera e si frena, punto e basta. Niente coordinazione tra mani e piedi che, a lungo andare anche se non ce ne accorgiamo, stancano. A livello fisico è poi meno impegnativo quando si è nel traffico, e quando si viaggia, di può riscontrare un relax superiore. I consumi tendono ad abbassarsi e, sulle auto ad alte prestazioni, le cambiate sono anche più veloci.

I pedali: uno in meno!

Come detto, la prima differenza tra un cambio manuale ed uno automatico… è visiva. Già, manca il pedale della frizione, poiché non si utilizza la frizione tradizionale. Avremo due soli pedali: acceleratore e freno. Il primo, servirà per dare gas, il secondo per far rallentare la vettura. Nulla di diverso dall’auto con il cambio manuale, tanto per capirsi. Cambia però la forma, infatti il pedale del freno è solitamente più grande.

Al contrario di quello che potrete pensare, anche sulle auto automatiche c’è la leva del cambio. Chiaramente non si muove come quella del manuale, ma c’è. Ha diverse posizioni, e tendenzialmente sono identificate con una lettera: P, R, N ed D. Vediamole insieme ed a cosa servono. La P sta per parking, quindi ad auto ferma e consente di avviare il motore. La R è ovviamente la retromarcia. La posizione N è la folle, ed infine c’è la posizione D. Quest’ultima sta per Drive e consente quindi di avere il “motore in tiro”; basta lasciare il pedale sinistro per far muovere il mezzo. Non dimentichiamo che, per passare da una lettera all’altra, occorre tenere il pedale del freno premuto.

Insomma l’avrete capito, con il cambio automatico non si fa altro che frenare ed accelerare, un po’ come se fosse uno scooter per capirsi. L’auto, grazie ad una centralina, scalerà o passerà al rapporto successivo da sola. Nel traffico, dunque, per procedere basta lasciare appena il pedale del freno per procedere lentamente, senza ausilio alcuno della frizione. E’ qui, il vero vantaggio, è qui, la vera differenza. In caso di salite o discese ripide poi, si può bloccare il cambio, così da avere o più potenza (primo caso) o più freno motore (secondo caso). Se vi serve potenza all’improvviso? Si chiama Kick Down. Basta pigiare di più il pedale del gas per far sì che la centralina faccia scalare di uno o più rapporti il cambio, così da avere il motore più in tiro ed una maggiore potenza disponibile.

Tutto rose e fiori?

Ovviamente, ci sono pro e contro. In montagna bisogna far attenzione, poiché ci si può trovare con un passaggio ad un rapporto superiore in salita od in discesa. Nel primo caso, ci troveremo con una marcia lunga che non ci da potenza, e bisognerà dunque dare più gas per sfruttare il kick down di cui sopra. Nel secondo caso, l’auto tenderà a filare più veloce, senza scalare, ed in curva potrebbe essere pericoloso. Bisogna dunque agire con i freni, o bloccando il rapporto per sfruttare il freno motore. I vecchi cambi automatici, tendono ad aumentare i consumi di carburante. Altro contro, è che non si può assolutamente trascurare il cambio dell’olio della trasmissione. Va fatta poi la pulizia delle tubazioni, così come dello scambiatore di calore.

Doppia frizione e robotizzato: la doppia anima del cambio automatico

A differenza del cambio manuale, che tendenzialmente è uno, il cambio automatico può essere offerto con più varianti. Di sicuro, al momento sono molto gettonati i cambi a doppia frizione. Conosciuti anche come DCT, acronimo di Dual Clutch, hanno diversi vantaggi. Il primo su tutti, è la rapidità di cambiata. Grosse berline ed auto sportive, non ne possono fare a meno. La perdita di giri è minima, è rapidissimo e quindi consente di snocciolare una marcia dopo l’altra. L’alternativa è rappresentata dai cambi robotizzati. Qui abbiamo gli attuatori che sono prevalentemente elettrici, e che azionano sia la frizione che il selettore del cambio. Tendenzialmente questo tipo di cambio viene montato su un po’ tutti i tipi di auto, dalle berline alle sportive.

Ci sono poi altre due varianti abbastanza note, i cambi automatici a convertitore di coppia e quelli a variazione continua. Il primo, possiamo tranquillamente definirlo come l’automatico tradizionale; il convertitore va dunque a sostituirsi alla frizione dei cambi manuali. In questo caso i rapporti sono determinati da degli ingranaggi che vengono azionati selettivamente da degli attuatori. Il secondo, invece, è conosciuto anche come CVT. Di solito è composto da una cinghia e da due pulegge. Questi elementi cambiano configurazione modificando il rapporto, quindi i tecnici “giocano” con questi in base alle esigenze. Siete proprio sicuri di voler continuare ad acquistare auto con il cambio manuale dopo aver letto tutto questo? Beh, a chi piace “guidare”, toglietegli tutto, ma non la possibilità di decidere quando, come e perché cambiare.

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