Veicoli con targa estera: cosa prevede la normativa

Veicoli con targa estera: cosa prevede la normativa
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di | 28-05-2018 | Auto

Chi è abituato a circolare in auto sulle strade italiane avrà certamente incontrato almeno più di una volta una serie di veicoli con targa estera. La loro presenza, però, a meno che non si tratti di turisti che si trovano nel Bel Paese per un periodo limitato di tempo, è regolata da una specifica normativa. Di questo tema parla espressamente l’articolo 132 del Codice della Strada, oltre alla Convenzione di New York, del 4 giugno 1954 e la Convenzione di Vienna dell’8 novembre 1968.

I provvedimenti in vigore spiegano le sanzioni a cui i “furbetti” possono andare incontro, anche se il fenomeno sembra ancora difficile da sconfiggere del tutto. Sono infatti sempre più numerosi i casi di persone provenienti da altri Paesi ma che vivono stabilmente in Italia intenti a circolare con una vettura con targa estera. Ma non mancano anche gli italiani che utilizzano la vettura come se niente fosse ben sapendo di essere irregolari. L’obiettivo che si vogliono prefiggere è innanzitutto quello di poter evitare di pagare il bollo, tassa che diventa più elevata più alta è la cilindrata del mezzo. Anche l’assicurazione in questi casi diventa più economica. Chi decide di sottoscrivere un contratto con una compagnia dell’Est Europa paga cifre decisamente più basse: in caso di incidente il danno viene risarcito solo in parte, mentre l resto finisce a carico dell’UCI (Ufficio Centrale Italiano).

Sommario

Normativa per i veicoli con targa estera: cosa prevede il Codice della Strada

Circolare con un mezzo dotato di targa estera in Italia non è così semplice e soprattutto può generare conseguenze da non sottovalutare. All’interno del Codice della Strada troviamo infatti una norma in cui si spiega chiaramente come ci si deve comportare. Qui si indica un arco temporale ben preciso: nel nostro Paese, infatti, è possibile spostarsi con un veicolo dotato di queste caratteristiche al massimo per un anno. In questo periodo l’utente intestatario potrà evitare di pagare il bollo: la data che si prende in considerazione per capire quando saldare l’importo è ovviamente quella relativa all’immatricolazione nello Stato di origine.

I controlli per evitare casi di possibili “furbetti” si sono fatti più accurati. Prima della scadenza del primo anno dall’approdo nella nostra Penisola è infatti diventato obbligatorio provvedere alla re-immatricolazione della vettura.

Nonostante tutto, diventa difficile riuscire a monitorare complessivamente la situazione. Pochi problemi si riscontrano per le macchine provenienti da zone al di fuori dell’Unione Europa. In questo caso la data inserita sul visto di ingresso è quella che fa fede per calcolare da quando si diventa irregolari. Ben diversa è invece la situazione per chi ha immatricolato il veicolo all’interno di uno Stato membro dell’UE. Il rischio di errore, in mancanza di frontiere doganali, è quindi dietro l’angolo. Ad averla vinta possono essere proprio le persone che tentano di farla franca.

Le sanzioni per i trasgressori

Un’automobilista sorpreso a circolare con un mezzo dotato di targa estera presente in Italia da più di un anno va ovviamente incontro a conseguenze tutt’altro che irrilevanti. È innanzitutto fondamentale portare sempre con sé a bordo i documenti che certificano le ragioni della circolazione. Qui viene indicato espressamente il giorno in cui la vettura ha fatto il suo ingresso nel nostro Paese. Se questo non accade la multa può essere davvero salata: si va infatti da 84 a 335 euro. È inoltre previsto il ritiro della carta di circolazione per 30 giorni.

Contestualmente con la rilevazione dell’irregolarità, avviene anche la comunicazione allo Stato da cui proviene la vettura. Questo porterà ad effettuare una serie di verifiche più accurate sulla situazione del veicolo. Non è esclusa la possibilità di ulteriori sanzioni e, in alcuni casi, l’obbligo di re-immatricolazione in Italia. Nella fase in cui la carta di circolazione non è disponibile è necessario essere in possesso di un’apposita menzione sul verbale per poter utilizzare la vettura. Se questa dovesse mancare, non è possibile spostarsi con l’auto.

L’obbligo di regolarizzazione della posizione della vettura alla scadenza del primo anno dall’arrivo nella nostra Penisola quindi non decade.

Come effettuare la re-immatricolazione

Chi vuole mantenersi in regola deve quindi provvedere a immatricolare l’auto in Italia prima della scadenza dei dodici mesi dall’arrivo nel nostro Paese. La procedura è piuttosto semplice, ma è fondamentale seguirla in maniera dettagliata per non andare incontro a conseguenze spiacevoli.

È innanzitutto necessario presentarsi alla Motorizzazione Civile più vicina: qui viene effettuata una verifica preliminare sui documenti relativi alla situazione della vettura, adempimenti Iva compresi. A quel punto viene rilasciata la carta di circolazione. Da quel momento si hanno 60 giorni per eseguire l’iscrizione al PRA (Pubblico Registro Automobilistico). Per far sì che tutto vada a buon fine saranno richiesti altri incartamenti quali il certificato di conformità europeo con omologazione italiana, la dichiarazione di proprietà con firma autenticata, l’atto di vendita con firma autenticata da un notaio e la fotocopia del documento d’identità dell’acquirente.

In alternativa, ci si può rivolgere allo Sportello Telematico dell’Automobilista, ma solo se il veicolo proviene da un Paese appartenente all’Unione Europea.

Ogni documento deve essere espressamente in lingua italiana. L’unica eccezione può esserci se il Paese di porvenienza ha stabilito un accordo bilaterale con l’Italia.

Non appena la situazione sarà regolarizzata, l’intestatario deve provvedere alla sottoscrizione di una polizza assicurativa con una compagnia italiana. Le possibilità di scelta non mancano: è fondamentale valutare non solo i costi, ma anche quali siano gli aspetti che vengono coperti dal contratto (clicca qui per conoscere alcuni consigli per poter risparmiare nell’RC auto). È richiesto anche da qui in avanti il pagamento del bollo, la tassa annuale richiesta da ogni regione annualmente per il possesso del mezzo.

Targa straniera e noleggio auto: esiste una normativa specifica?

In Italia si sta verificando un altro fenomeno da non sottovalutare: le auto con noleggio a lungo termine, spesso proposte con una targa straniera. Spesso si preferisce propendere per questa soluzione perché attirati da un prezzo più accattivante, ma senza prendere in considerazione i possibili rischi a cui si va incontro. Non esiste una normativa specifica, ma il buon senso può aiutare a fare la scelta giusta.

Solitamente questo genere di vetture sono immatricolate in Paesi dove si può godere di un regime economico più vantaggioso (Bulgaria, Romania, Repubblica Ceca e Germania su tutti). La società ha sede legale in uno di questi Stati, ma si ha la possibilità di usufruire di un’email e di un numero di telefono italiano per ricevere ogni tipo di informazione. Le vetture solitamente restano intestate all’azienda estera, mentre il contratto ha una durata pluriennale. Il rischio quindi di subire una sanzione è dietro l’angolo.

Il problema potrebbe però diventare più serio in caso di fallimento o “sparizione” dell’impresa che ha effettuato il contratto. A quel punto l’utente non avrebbe altra scelta se non quella di restituire il mezzo utilizzato senza alcuna garanzia per le somme versate. In alternativa, la causa penale sarebbe dietro l’angolo.

 

 

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