7 consigli di Daniele Nardi per riscaldare una tenda da campeggio

7 consigli di Daniele Nardi per riscaldare una tenda da campeggio
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di | 28-01-2019 | Come risparmiare, News e Varie

Su ComparaSemplice.it spesso parliamo di qual è il modo migliore e più economico per riscaldare casa. Una delle strategie vincenti per raggiungere il miglior comfort abitativo è, senza dubbio, l’isolamento termico dell’abitazione. Ma come è possibile ricreare il comfort in situazioni estreme? Quando ciò che ci divide dall’ambiente esterno è un paio di sottili strati di telo? Chi ha trascorso almeno una notte in tenda, in inverno, sa bene che freddo e umidità sono inevitabili, per quanto di ottima qualità possa essere la tenda da campeggio. Piccoli espedienti, però, possono aiutare a incrementare il comfort del pernotto all’aperto.

Per capire come è possibile riscaldare una tenda da campeggio in modo efficiente e sicuro, abbiamo chiesto consiglio a Daniele Nardi, l’alpinista italiano che in questi giorni si trova a tra i 5.100 e i 5.700 metri d’altitudine, sul Nanga Parbat, per affrontare assieme al suo team una sfida al limite delle possibilità umane.

Dopo aver visto quali sono le difficoltà della cucina in alta quota, cosa influisce sull’efficienza delle batterie in alta montagna, ora vediamo come Daniele riscalda la sua tenda quando, fuori, tirano venti oltre i 40 km/h e si dorme tra ghiaccio e neve, in un freddo percepito che può raggiungere i -40°C.

Sommario

La tenda: la tecnica alleata delle grandi sfide

“Come avviene per tutta l’attrezzatura delle mie spedizioni, le tende che sto utilizzando nei campi base sul Nanga Parbat sono state selezionate accuratamente per rispondere a due esigenze: essere leggere e garantire un buon isolamento termico”. La scelta di Daniele è orientata sulla base della sua lunga esperienza di scalate invernali. Grazie all’ingegneria dei materiali, oggi si può fare affidamento su tende estremamente resistenti e in grado di affrontare le condizioni più estreme.

Assieme all’involucro esterno che offre riparo ai nostri amici sulle pendici del Nanga Parbat, l’attrezzatura per superare le notti gelide è composta da sacchi a pelo professionali, stuoini isolanti e tute tecniche in piuma d’oca.

Tutto ciò, però, non basta a tenere a bada le incredibili condizioni atmosferiche che Nardi e i suoi compagni d’avventura devono affrontare.

C’è bisogno di qualche stratagemma per alzare la temperatura all’interno della tenda per recuperare le forze durante una notte di sonno e per asciugare abiti, calzini e scarponi bagnati.

Isolare la tenda dal terreno

“Anche le tende migliori, a contatto con il terreno ghiacciato (quando non si tratta di ghiaccio vero e proprio), non riescono a salvarci dal freddo e dall’umidità. Per questo è fondamentale poter contare su uno strato aggiuntivo da porre tra il telo del catino ed il sacco a pelo. Il materassino è una delle cose fondamentali da portare in quota, nel caso in cui non fosse possibile averlo o trasportarlo per mancanza di spazio nello zaino, allora vanno utilizzati gli indumenti o lo zaino stesso per separarci dal gelo”.

Il gas riscalda anche la tenda (con il fornelletto giusto)

Utilizzare i classici fornelletti da campeggio in una tenda è un’operazione altamente rischiosa: da evitare assolutamente. “Per questo, noi utilizziamo dei fornelli privi di fiamma libera. La combustione avviene in una camera protetta, tra il bruciatore e il pentolino. Pensato per proteggere la fiamma contro il vento, è anche una soluzione ideale per poter utilizzare il fornelletto in tenda. In questo modo, possiamo cucinare e, contemporaneamente scaldare la tenda senza troppo preoccuparci della fiamma. Inoltre, una volta scaldato, questo fornelletto è ideale per asciugare vestiti e scarponi. Anche in questa situazione in generale bisogna fare attenzione alle parti calde del fornello che potrebbero creare danni all’interno della tenda”.

Da ricordare, però, che ogni operazione che prevede l’evaporazione di umidità, espone la tenda anche a condensa interna, facendola divenire un vero e proprio frigorifero.

È sempre fondamentale tenere d’occhio il fornello (anche appena spento) per evitare che venga in contatto con materiali sintetici o che consumi tutto l’ossigeno all’interno della tenda per sostituirlo con il fatale monossido di carbonio. “Occhi sempre aperti e cervello acceso, quando si usa questa tecnica”, conclude Nardi.

Scaldini chimici: un piccolo comfort che fa la differenza

Leggeri e dall’efficacia immediata: gli scaldini chimici possono offrire un sollievo temporaneo dalle condizioni estreme. Assieme agli indumenti isotermici, possono fare la differenza durante una lunga notte sotto il cielo spazzato dai venti ghiacciati che soffiano sul Nanga Parbat.

Una volta attivati, possono scaldare mani, piedi e possono essere inseriti nelle tasche interne delle giacche per aumentare la temperatura corporea.

“Evitate sempre di tenere gli scaldini a contatto diretto con parti del corpo sensibili per evitare piccole, ma spiacevoli ustioni. Fondamentali da usare insieme a calzari di piuma per scaldare le dita dei piedi”.

Scaldare il corpo prima di andare al letto

“Un pasto o una bevanda calda, prima di mettersi a letto, è una buona strategia per iniziare al meglio una notte in tenda, quando il clima non è amichevole”. Oltre a rigenerare le energie necessarie per affrontare lo Sperone Mummery e le altre sfide offerte dalle quote estreme alle quali si muovono Daniele e il suo team, il pasto caldo innalza la temperatura corporea. Inoltre, come si è detto, cucinare con i fornelletti adatti è il modo migliore per scaldare l’interno della tenda.

L’acqua calda può, inoltre, essere utilizzata nelle borracce termiche, come ulteriore scaldino da mettere nel sacco a pelo.

Testa, mani e piedi al caldo: il sacco a pelo, l’ultimo baluardo contro il freddo

“Il segreto per mantenere una temperatura corporea accettabile è proteggere dalla dispersione di calore, proteggendo soprattutto le estremità del nostro corpo: testa, mani e piedi. In condizioni estreme, non c’è modo di tenere calda una tenda da campeggio per tutta una notte. La cosa che ci salva da ipotermia e assideramento è la possibilità di conservare il nostro calore corporeo all’interno del sacco a pelo. Se poi nel sacco a pelo mettiamo la nostra bottiglia piena di acqua calda allora… bingo!”

Per farlo è importante poter contare su indumenti asciutti, su attrezzatura tecnica di ottima qualità. I teli termici (coperta isotermica in polietilene tereftalato) possono offrire un valido aiuto e un’ulteriore protezione, garantendo anche un peso e un ingombro contenuti. Ricordarsi di utilizzare la parte argentata verso il corpo.

Mai compagno di tenda fu più gradito…

“Condividere una tenda quasi sommersa dalla neve caduta durante la notte è un’esperienza terribile: la paura di essere sotterrati vivi, con poco ossigeno a disposizione, non è solo una sensazione”.

Non tutti si trovano a proprio agio a vivere in spazi angusti. Magari condividendo pochi metri quadrati con un’altra persona. Eppure, quando le temperature scendono molto sotto lo zero, un compagno di tenda ci dona (è proprio il caso di dirlo) quel calore umano di cui abbiamo bisogno.

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