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Batterie in alta quota: i consigli di Daniele Nardi dal Nanga Parbat
di Fabrizio Comerci | 18-01-2019 | Come risparmiare
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Oggi è stata una giornata di nevicata intensa al Campo 3, a 5.700 mslm sulle pendici del Nanga Parbat. Con un vento che soffia a 30 km orari, una temperatura minima di -22°C e una percepita di -36°C. Un tempo che non lascia molte alternative a Daniele Nardi, il nostro alpinista di Sezze, e ai suoi compagni d’impresa. Si rimane in tenda, ben bardati con indosso tutto ciò d’isolante che si è portato nello zaino. Sono giornate interminabili anche se, in questa stagione, il buio arriva presto.
La giornata viene scandita dalle complesse operazioni necessarie alla preparazione dei pasti. Si ingannano le lunghe ore mantenendo i contatti con il lontano “mondo di sotto”, quello in cui l’uomo è più benvenuto e dove cari, amici, colleghi, media e appassionati di alpinismo sono in attesa di notizie dai Nostri. Qui, gli unici mezzi di comunicazione a disposizione di Daniele sono: delle ricetrasmittenti, un telefono satellitare e un modem satellitare che in questo periodo sta facendo i capricci. Quando l’ombra del Nanga Parbat si fa più cupa e il sole scompare dietro la sua cima, in tenda si accendono le luci frontali, ma solo per il tempo necessario a prepararsi all’altrettanto lunga notte. Al Campo Base, ci sono anche un cellulare e il PC portatile che aiutano a comunicare più agevolmente con casa e a buttare giù le sensazioni della scalata e a raccogliere le foto scattate con la fedele macchinetta fotografica per testimoniare gli incredibili scenari di questo versante del Nanga Parbat.
Tutto questo, però, ha un costo in termini di energia. Come avviene per il gas, anche l’energia delle batterie deve essere centellinata poiché, l’unico punto di ricarica dei dispositivi si trova al Campo Base e, poi, in alta montagna le batterie durano di meno.
Qui vi spieghiamo perché e vedremo quali sono i consigli di Daniele per non sprecare l’energia delle batterie in condizioni estreme.
L’altitudine influisce sulla durata delle batterie?
Se vi è mai capitato di trascorrere una notte all’aperto in montagna, in tenda o all’addiaccio, o di trascorrere molte ore sulla neve, avrete certamente notato questo fenomeno: la batteria del cellulare ha un’autonomia molto inferiore. Un fenomeno ben noto agli alpinisti come Daniele Nardi che fanno affidamento su cellulari e satellitari per mantenere il contatto con parenti e con il coordinamento della spedizione.
Perché la batteria del cellulare dura meno in montagna?
In alta quota succedono cose particolari: l’ossigeno è più rarefatto e facciamo più fatica a muoverci, le automobili viaggiano più lentamente, la minore pressione fa bollire l’acqua prima e le grandi altitudini trasformano addirittura il nostro metabolismo. È colpa della quota se anche le batterie si comportano diversamente?
In realtà, l’alta quota non è una causa diretta della minore durata delle batterie. Ciò che influisce sulla carica degli accumulatori è piuttosto il freddo. Un fenomeno che si nota anche con le batterie più grandi di macchine e moto.
L’effetto del freddo sulle batterie
Quando si connettono i poli positivo e negativo di una batteria, s’innesca una reazione chimica che porta gli elettroni a fornire la corrente. A basse temperature, tale reazione chimica rallenta e viene prodotta meno energia elettrica.
Di quanto può diminuire l’autonomia di una batteria esposta al freddo estremo? Alla temperatura di -50°C che si trova ad affrontare Daniele, la carica può essere ridotta anche del 50% rispetto all’uso del dispositivo alla temperatura ideale (tra i 20°C e i 27°C).
L’umidità è nemica delle batterie
Se il freddo può ridurre l’efficienza delle batterie, l’umidità può danneggiarle. E sul Nanga Parbat, durante una scalata invernale in stile alpino, l’umidità è certamente una costante. Basta un po’ di condensa per rischiare di rendere inutilizzabile la batteria.
Davvero l’altitudine non ha nulla a che fare con le batterie del cellulare?
Se c’è un motivo per cui l’altitudine potrebbe influenzare direttamente la durata della batteria di un dispositivo cellulare è la scarsità di copertura di rete. Con una rete debole o inesistente, il cellulare è costretto a una continua ricerca di banda, operazione che richiede un buon ammontare di energia.
I consigli di Daniele Nardi per utilizzare le batterie in alta quota
“Come è facile capire, le batterie, in una spedizione estrema, sono fondamentali perché ci permettono di utilizzare dei dispositivi che possono risultare vitali in situazioni critiche. Anche in questo caso, alcune accortezze ci aiutano ogni giorno a prolungare la durata della carica e l’efficienza energetica delle batterie.
“La prima cosa da sapere è che la minore energia erogata da una batteria in condizioni di freddo estremo è una condizione reversibile. Scaldando la batteria o mantenendola a una temperatura più elevata, il dispositivo ritornerà a performare come ci si attende in condizioni normali.
“Per questo, il mio consiglio è di, per quanto possibile, togliere la batteria dal dispositivo e mantenerla nella giacca, il più vicino al corpo possibile, al riparo dal freddo e dall’umidità esterna. Si può provare a scaldare una batteria fredda prima dell’utilizzo, strofinandola su un abito asciutto.
“Durante le scalate, porto sempre con me un paio di batterie di ricambio per i dispositivi indispensabili alla mia sicurezza, come il telefono satellitare, la ricetrasmittente e la torcia frontale.
“Ma è molto importante, in fase di pianificazione, selezionare con cura il materiale. Scegliere, ad esempio, delle batterie che, anche se esposte al freddo intenso, possano mantenere un minimo di carica per recuperarla una volta portate a temperature idonee, evitando, invece, quelle batterie che perdono totalmente la riserva d’energia.
“Anche le apparecchiature, nel risparmio d’energia, giocano un ruolo fondamentale: grazie alla lunga esperienza, il team ha selezionato telefoni, macchine fotografiche, torce e radio in grado di lavorare efficientemente anche alle temperature estreme. Per evitare l’impatto diretto del freddo sugli apparati, porto con me degli appositi contenitori in cui proteggerli durante il trasporto.
“Di certo non vogliamo trovarci a dover contattare il resto del team che si è separato da noi durante una bufera di neve, senza avere la ricetrasmittente abbastanza carica. O a gioire di un attimo irripetibile, come la conquista di un passaggio difficile o, addirittura, della vetta, senza avere una macchina fotografica pronta a immortalare il momento storico…”
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