Le tipologie di stufa: come scaldare la casa in modo alternativo

di | 07-11-2022 | Come risparmiare, News Gas e Luce, Notizie Gas

La stufa può essere un modo alternativo, o aggiuntivo al termonisifoni, per riscaldare la casa: i modelli disponibili sono diversi.

Le tipologie di stufa: come scaldare la casa in modo alternativo
Confronta

Il freddo è ormai arrivato in ogni parte d’Italia, anche se in ritardo rispetto al passato, per questo diventa importante capire come riscaldare la propria casa (ma questo vale ovviamente anche per chi ha un’azienda). Il gas ha però raggiunto livelli decisamente elevati, per questo potrebbe essere utile trovare modalità alternative, ma allo stesso tempo convenienti per raggiungere l’obiettivo. Vediamo quindi quali sono le varie tipologie di stufa tra cui è possibile scegliere, un sistema ormai sempre più utilizzato da molti.

Sommario


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Le tipologie di stufa: perché possono essere utili per riscaldarsi

Trovare il modo per rendere più accogliente l’ambiente in cui si vive o si lavora quando la colonnina di mercurio raggiunge livelli particolarmente bassi è più che naturale. La maggior parte delle persone continuano a sfruttare per questo scopo i termosifoni, nonostante possa esserci il rischio di dispersione di calore nell’ambiente (questo può essere parzialmente ridotto grazie alle valvole termostatiche). In molte case è invece presente il camino, utile anche nelle mezze stagioni per raggiungere la temperatura desiderata e anche bello da vedere.

Recentemente è inoltre cresciuto il numero di nostri connazionali che sta iniziando ad apprezzare le potenzialità del riscaldamento a pavimento, presente soprattutto nelle abitazioni di recente costruzione. Non mancano però le alternative, che possono rivelarsi utili anche a chi non vuole avere un impatto eccessivo sulla bolletta che si ritroverà tra le mani. Esistono infatti diverse tipologie di stufa, in grado anche di adattarsi al meglio all’ambiente in cui devono essere posizionate. Sul mercato ne sono disponibili molte, da quella pirolitica a quella a pellet, da quelle a legna a quelle a bioetanolo, è possibile conoscerne le caratteristiche per capire quale faccia al caso proprio e scegliere.

Stufe per il riscaldamento a basso consumo: la stufa pirolitica

Negli ultimi tempi è cresciuto il numero di persone che ha deciso di sfruttare la stufa pirolitica per riscaldare l’ambiente domestico. Si tratta di uno strumento che ha un duplice vantaggio: lo spazio che occupa in casa è ridotto, così come i consumi di energia. Ad averne capito le potenzialità sono proprio le persone che sono alla ricerca di un sistema alternativo a quelli tradizionali per rendere accogliente l’ambiente ma senza incidere troppo sulla bolletta. Il suo funzionamento si basa su un metodo antico, la pirolisi, tecnica utilizzata per carbonizzare i legni.

Il processo prevede il riscaldamento delle biomasse, che possono arrivare fino a 400 gradi. Oltre a generare calore, questo tipo di stufa produce anche gas, carbone o biochair (prodotto dalla degradazione delle biomasse), pur senza utilizzare gas per funzionare. Tra i punti di forza di questo apparecchio c’è la versatilità: chi decide di acquistarla può infatti sfruttare vari materiali per poterla alimentare a seconda delle esigenze.

Molti decidono di utilizzare il pellet o un mix di pellet e legno, ma non manca anche chi usa il fogliame, aspetto che la rende ancora più economica rispetto ad altri sistemi. Chi vorrebbe provarne le potenzialità dovrebbe però mettere in conto un investimento non da poco, che si aggira intorno ai 2.000 euro (il prezzo è legato alla diffusione ancora non elevata). Non è però necessaria la corrente elettrica per il suo funzionamento, per questo non incide sui costi previsti per la bolletta della luce. A seconda dei casi è inoltre possibile scegliere il tipo di biomassa da sfruttare sulla base di quello più conveniente in una dato periodo. Il vantaggio economico non mancherà comunque sul lungo periodo: si parla addirittura di un 280% rispetto alle stufe tradizionali.

La stufa a pellet

È in crescita ormai fa qualche anno anche il numero di persone che ha scelto la stufa a pellet come modalità di riscaldamento in casa, in sostituzione o in aggiunta ai termosifoni. Questa ha il vantaggio di non essere particolarmente ingombrante e di adattarsi facilmente a ogni tipo di arredamento.

In un primo momento l’alimentazione avveniva tramite una serie di cilindretti in legno, che vengono ora prodotti da segatura essiccata. A questo si è poi aggiunto il pellet di legno, di girasole, di paglia o di mais. Il procedimento resta comunque identico, ma è bene prestare attenzione al tipo di apparecchio che si è acquistato: chi ne ha uno monocombustibile non può effettuare alcuna variazione.

La funzionalità è del tutto simile a quella dei modelli a legna: bruciare il pellet porta a un processo di combustione che genera calore grazie a ventole o tubi di scarico. Le versioni più moderne permettono di regolare tutto sulla base delle proprie esigenze attraverso la presenza di una centralina elettronica, elemento che invece non troviamo nelle stufe a legna. Ogni utilizzatore può quindi scegliere la temperatura desiderata, oltre agli orari di accensione e spegnimento. È così possibile rendere l’ambiente accogliente quando ci si ritrova nelle mura domestiche dopo una giornata trascorsa al lavoro.

La stufa a legna

È per definizione un sistema di riscaldamento naturale, che funziona in modo del tutto simile al caminetto. In genere la si preferisce rispetto a quest’ultimo perché occupa meno spazio e perché più facilmente installabile.

Questo tipo di apparecchio è dotati di una valvola d’ingresso per l’aria, che permette alla fiamma di bruciare in modo controllato senza causare problemi a chi si trova in quell’ambiente. È infatti possibile regolare la combustione sulla base delle proprie esigenze.

Determinante è inoltre la presenza della canna fumaria, che garantisce che il tiraggio dei fumi avvenga in modo corretto. Qualcuno potrebbe temere di poterla utilizzare solo se si vive in una casa autonoma, ma in realtà non è così. È infatti facilmente adattabile anche a chi abita in un condominio, sfruttando la canna fumaria dell’appartamento. L’unico svantaggio in questo caso può arrivare se non si ha uno spazio adeguato per conservare la legna da ardere. A differenza di quella a pellet, il potere calorifico e il rendimento medio sono minori.

La stufa a bioetanolo

Questo tipo di apparecchio utilizza un combustibile, il bioetanolo appunto, composto da sostanze zuccherine di origine vegetale, soprattutto patate, mais e canna da zucchero. All’interno di un apposito serbatoio viene inserito il bioetanolo, che finisce così per bruciare. La fiamma può inoltre essere regolata tramite l’apposito bruciatore a serranda

Il vsntaggio principale è dato dalla possibiità di farle funzionare senza alcuna canna fumaria, oltre al basso livello di monossido che viene rilasciato. Proprio per questo in seguito allo spegnimento non restano cattivi odori nell’ambiente circostante.

Anche la versatilità non manca: ci sono modelli che possono esere installati a pavimento, altri a parete o sospesi al soffitto, ma ce ne sono anche altri di dimensioni ridotte, che possono essere spostati all’occorrenza. Il comsumo varia a seconda della potenza dell’apparecchio, mentre il bioetanolo può essere acquistato online o nei negozi specializzati senza grossi investimenti.

 

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