La fine del Carbone, chiude ultima centrale in Belgio

La fine del Carbone, chiude ultima centrale in Belgio
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di | 25-04-2016 | Energia, Energia Rinnovabile

Lo scorso 30 marzo si è spenta definitivamente anche l’ultima ciminiera fumante dell’impianto termoelettrico per la produzione di carbone di Langerlo vicino a Genk situato a circa 100 km a est della capitale Belga.

Si chiude per sempre così, per il Belgio, l’epoca del carbone una delle sostanze più inquinanti che minaccia il delicatissimo equilibrio ambientale mondiale.

E’ da ricordare, infatti, che solo con questo “pensionamento” si risparmiano circa due milioni di tonnellate di emissioni inquinanti l’anno pari all’1% totale.

Il più grande pensionamento nel settore: chiude la “Big K”.

Se già in Inghilterra, a dicembre del 2015, si è dato inizio ad un importante processo di rinnovo con la chiusura della prima miniera di estrazione europea del carbone soprannominata e conosciuta come “Big K” poco distante da Manchester (aveva una capacità di produzione di novecento tonnellate all’ora), ora il Belgio non si è certamente sottratto al processo di dismissione e riqualificazione che in tutta Europa si sta sviluppando secondo il piano della Conferenza di Parigi sui cambiamenti climatici (UNFCCC), tenutasi  appunto lo scorso dicembre.

La fine del carbone, con la chiusura dell’ultima centrale in Belgio è la settima in ordine di tempo: sono infatti sei nazioni europee che prima del Belgio hanno messo da parte questo combustibile fossile tra cui: Cipro, Estonia, Lettonia, Lituania, Lussemburgo e Malta.

Analoghe azioni di dismissione si stanno programmando per altri paesi dell’Unione: il Portogallo dovrebbe dare lo stop nel 2020, Gran Bretagna e Austria nel 2025, la Finlandia invece un po’ più in là.

Dove è utilizzato di più il carbone?

Ancora devono trovarsi delle soluzioni, che possono prevedere anche delle riduzioni per i paesi che utilizzano maggiormente questo combustibile per la generazione di energia elettrica tra cui Germania e Polonia. E’ infatti dal carbone fossile che si ricava il 40% della corrente prodotta in Germania mentre la percentuale sale sino all’85% per quanto riguarda la Polonia.

Seguono a poca distanza Repubblica Ceca e Gran Bretagna.

Una necessità per salvaguardia del pianeta:

Secondo quanto presentato dal prestigioso istituto di ricerca inglese Institute for Sustainable Resources (UCL) ci rimarrebbero ben poche alternative relativamente all’aumento costante di due gradi centigradi della temperatura media globale che si sta verificando: rivela infatti l’istituto inglese che per scongiurare questo inesorabile riscaldamento globale si debba rinunciare all’estrazione dell’ottanta per cento delle riserve di carbone e un terzo di quelle petrolifere almeno sino al 2050.

Un, di certo, difficile obiettivo visto il ribasso che tutti stiamo notando sia per quanto riguarda il petrolio che il carbone.

Soluzioni?

Si, conversione delle vecchie centrali termoelettriche (che devono essere pian piano spente) in nuovi impianti di biomasse con sempre la produzione di energia elettrica. Certo i costi di adeguamento non sono proprio economici ma i vantaggi che si possono ricavare dalla combustione di questi materiali di scarto saranno sicuramente meno inquinanti nei confronti dell’ambiente nel quale viviamo.

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