2020: ultima fase della riforma tariffe elettriche ecco cosa succede

di | 03-01-2020 | Energia
2020: ultima fase della riforma tariffe elettriche ecco cosa succede

Con l’arrivo del 2020 si conclude la pluriennale riforma delle tariffe elettriche che ha portato all’abolizione della progressività in alcune voci di costo della bolletta per la luce, così come definito dalla legge n. 96/2013 e dal decreto legislativo n. 102/14 (che recepivano la direttiva europea 2012/27/UE). La riforma ha interessato, nello specifico la tariffa per i servizi di rete (trasporto e gestione del contatore) e la tariffa per gli oneri di sistema. Due conti di spesa poco amati dai consumatori, poiché rappresentano, ad oggi, il 41,13% del valore di una bolletta media, in cui sono comprese componenti fisse (che è necessario corrispondere indipendentemente dal consumo) e componenti variabili (legate al volume di consumo dell’energia elettrica).

Sommario

2020, si attua l’ultima fase della riforma tariffaria: ecco cosa comporta per il consumatore

A partire dalla prima bolletta utile del 2020, il consumatore si troverà a dover pagare una tariffa unica per gli oneri di sistema (per sapere di cosa stiamo parlando, leggi questo approfondimento). Il regime precedente prevedeva, invece, due tariffe: una per i consumi da 0 a 1.800 kWh/anno e una per i consumi oltre i 1.800 kWh/anno.

C’è, però, da fare una distinzione:

  • abitazioni di residenza anagrafica: l’unica componente di costo degli oneri di sistema è rappresentata dalla tariffa sul consumo di cui sopra
  • seconde case: in aggiunta alla tariffa sul consumo, è prevista (e rimarrà anche a seguito della riforma) una tariffa fissa su base annuale.

La struttura della tariffa degli oneri di sistema prima e dopo la riforma

Per comprendere meglio cosa cambierà nella bolletta, andiamo a vedere come si componevano gli oneri di sistema dal 2017 al 2019 e come saranno a partire dal 2020. Per farlo, prendiamo ad esempio le tariffe valide nell’ultimo trimestre dell’anno appena concluso e quelle in vigore nel trimestre corrente.

Struttura degli oneri di sistema fino al 2019:

 

ResidentiOneri di sistema
Quota energia (euro/kWh)

Da 0 a 1.800 kWh/anno

Da 1.800 kWh/anno

 

0,032974

0,075078

Quota fissa (euro/anno)0

 

Seconde caseOneri di sistema
Quota energia (euro/kWh)

Da 0 a 1.800 kWh/anno

Da 1.800 kWh/anno

 

0,032974

0,075078

Quota fissa (euro/anno)122,92

 

Struttura degli oneri di sistema dal 2020:

 

ResidentiOneri di sistema
Quota energia (euro/kWh)0,041817
Quota fissa (euro/anno)0

 

Seconde caseOneri di sistema
Quota energia (euro/kWh)0,041817
Quota fissa (euro/anno)122,92

La storia della struttura progressiva della bolletta

  • 1° gennaio 2016 – Tariffa per il trasporto dell’energia e la gestione del contatore: mitigata la progressività dei consumi e aumentata la quota fissa (per punto e per potenza).
  • 1° gennaio 2017 – Tariffa per il trasporto dell’energia e la gestione del contatore: piena applicazione della tariffa unica. Oneri di sistema: riduzione degli scaglioni di consumo da 4 a 2.
  • 1° gennaio 2018 – Oneri di sistema: prevista ultima fase di eliminazione della progressività, rinviata prima al 2019, successivamente al 2020 per evitare di gravare sul consumatore, già vessato da una quota elevata di oneri.
  • 1° gennaio 2020 – Oneri di sistema: attuazione dell’ultima fase, eliminazione del doppio scaglione (fino a 1.800 kWh/anno di consumo e oltre i 1.800 kWh) e applicazione dello scaglione unico.

Perché c’era bisogno di una riforma tariffaria per le bollette dell’energia elettrica

Fino al 31 dicembre scorso, l’Italia l’unico Paese europeo (e uno dei pochi a livello mondiale, come riporta l’Arera) a utilizzare un sistema tariffario con struttura progressiva. Vale a dire un regime nel quale il prezzo di ogni singolo kWh (tutto considerato), aumenta al crescere del volume di energia consumata.

Nel principio del legislatore, il superamento della progressività in bolletta avrebbe avuto il compito d’incentivare l’impiego di elettrodomestici efficienti alimentati a elettricità, soprattutto in sostituzione dei dispositivi alimentati con altra energia (principalmente gas e gpl). Una scelta di maggiore sostenibilità, fino ad allora frenata dagli scaglioni di consumo. Si fa l’esempio di chi opta per un sistema di riscaldamento a pompa di calore per sostituire l’impianto di riscaldamento a gas: una soluzione senz’altro più ecocompatibile, ma che fa aumentare i volumi di assorbimento di energia elettrica, facendo pesare maggiormente in bolletta gli scaglioni alti di consumo.

La giustificazione, così posta, può creare qualche dubbio, nonostante gli studi portati a supporto dell’impatto positivo di tale riforma. Il superamento degli scaglioni non è premiante per coloro che cercano il risparmio energetico attraverso la riduzione dei consumi di energia elettrica (migliorando l’efficienza energetica domestica o utilizzando oculatamente gli elettrodomestici) e per chi ha una seconda casa. In quest’ultimo caso in particolare, infatti, si vive il paradosso di dover pagare bollette mensili di oltre 20 euro, senza aver consumato un kWh di energia. Una distorsione che è già realtà, ma che il superamento degli scaglioni andrà ad accentuare.

Nell’intezione della riforma delle tariffe elettriche può senz’altro vedersi, d’altra parte, come uno sforzo necessario ad adeguare il mercato italiano dell’energia a quello europeo, sperando in un progressivo abbassamento delle tariffe che esulano dal costo della materia prima (elettricità), grazie a un prelievo più omogeneamente diffuso.

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