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Cambio fornitore luce: cosa dicono i dati ARERA sul 2025
di Fabrizio Comerci | 27-07-2026 | News Gas e Luce, Novità EnergiaNel 2025 oltre 7,7 milioni di punti di prelievo hanno cambiato fornitore di energia elettrica, ma il tasso di switching è in calo rispetto al 2024. I divari regionali restano ampi, dal Sud più dinamico al Nord-Est più stabile.


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- Il quadro nazionale: quanti italiani cambiano fornitore
- Come cambia lo switching per tipo di utenza
- Le differenze regionali: dove si cambia fornitore più spesso
- Il peso del mercato libero nei diversi territori
- Un fenomeno in crescita da quindici anni
- Domande frequenti
- Cosa significa "tasso di switching"?
- Perché lo switching è diminuito nel 2025 rispetto al 2024?
- In quali regioni si cambia fornitore più spesso?
- Un tasso di switching alto significa che i clienti risparmiano di più?
Il quadro nazionale: quanti italiani cambiano fornitore
Secondo la Relazione Annuale 2026 di ARERA (Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente), riferita ai dati dell’anno solare 2025, il tasso di switching nel settore elettrico si è attestato al 20,7% in termini di clienti e al 22% in termini di volumi di energia scambiati, considerando l’insieme dei clienti domestici e non domestici.
Il dato più rilevante riguarda i consumatori domestici: nel 2025 il 20,8% dei clienti domestici, corrispondenti a circa 6,3 milioni di punti di prelievo, ha cambiato fornitore nel corso dell’anno. In termini di energia, questi passaggi hanno riguardato il 21% dei volumi complessivamente acquistati dal settore domestico.
Il dato segna una flessione rispetto al 2024, quando il tasso di switching domestico era pari al 23,8% dei clienti e al 26,8% dei volumi. La riduzione, di circa tre punti percentuali in termini di clienti e di oltre cinque punti in termini di volumi, avvicina il comportamento delle famiglie a quello delle utenze non domestiche, storicamente più stabile su livelli attorno al 20%.
Un elemento chiarisce in parte questo calo: il dato di switching non include i passaggi automatici dalla maggior tutela al Servizio a Tutele Graduali, disposti per legge con l’uscita progressiva dal regime tutelato. È verosimile che l’uscita automatica dalla maggior tutela abbia comunque spinto una parte dei clienti a informarsi e a scegliere attivamente un fornitore sul mercato libero, pur non rientrando questi passaggi nel computo dello switching in senso stretto.
Considerando l’insieme dei clienti non domestici, il tasso di cambio fornitore è sceso in modo più contenuto: dal 21,7% al 20,5% in termini di clienti, e dal 22,6% al 22,3% in termini di volumi.
In termini assoluti, la Relazione Annuale quantifica in oltre 7,7 milioni i punti di prelievo che nel 2025 hanno cambiato fornitore, considerando insieme clienti domestici e non domestici. I volumi di energia coinvolti in questi passaggi ammontano a 53,4 TWh, pari al 22% dei consumi complessivamente acquistati sull’intero mercato elettrico italiano nel corso dell’anno. Si tratta di un volume di energia paragonabile ai consumi annui di alcune regioni italiane di medie dimensioni, a conferma di quanto il fenomeno dello switching non riguardi solo un numero elevato di utenze ma anche una quota consistente dell’energia effettivamente scambiata nel Paese.
Il rallentamento osservato nel 2025 va letto anche alla luce del contesto in cui è maturato: dopo anni in cui la fine progressiva della maggior tutela ha spinto milioni di famiglie a confrontare le offerte disponibili sul mercato libero, una parte crescente della clientela domestica ha ormai completato questo passaggio e si trova quindi in una fase di maggiore stabilità contrattuale, con minore propensione a cambiare nuovamente fornitore a breve distanza dalla scelta precedente.
Come cambia lo switching per tipo di utenza
I dati ARERA distinguono ulteriormente i clienti non domestici per livello di tensione, un fattore che incide sulla propensione al cambio fornitore:
- Bassa tensione (piccole imprese, negozi, attività commerciali): il tasso di switching è sceso dal 21,8% al 20,5% dei clienti, mentre in termini di volumi si è ridotto dal 26,9% al 24,3%.
- Media tensione (imprese di dimensioni medio-grandi): la flessione è più marcata, dal 19,7% al 17,2% dei clienti, con volumi che passano dal 22,5% al 20,4%.
- Alta e altissima tensione (grandi utenze industriali): il tasso di switching in termini di clienti scende dal 27,8% al 22%, ma i volumi coinvolti aumentano sensibilmente, dal 13,5% al 23,8%, segno che tra le grandi utenze il cambio fornitore riguarda quote di energia via via più consistenti anche a fronte di un numero minore di clienti coinvolti.
Nel complesso, quindi, la contrazione dello switching nel 2025 riguarda in modo relativamente omogeneo tutte le tipologie di cliente, con l’eccezione dei volumi scambiati dalle grandi utenze industriali, in controtendenza rispetto al resto del mercato.
La tabella seguente riepiloga i tassi di switching per tipologia di cliente, a confronto tra 2024 e 2025:
| Tipologia di cliente | Clienti 2024 | Volumi 2024 | Clienti 2025 | Volumi 2025 |
|---|---|---|---|---|
| Domestico | 23,8% | 26,8% | 20,8% | 21,0% |
| Non domestico (totale) | 21,7% | 22,6% | 20,5% | 22,3% |
| – di cui bassa tensione | 21,8% | 26,9% | 20,5% | 24,3% |
| – di cui media tensione | 19,7% | 22,5% | 17,2% | 20,4% |
| – di cui alta e altissima tensione | 27,8% | 13,5% | 22,0% | 23,8% |
| Totale mercato | 23,4% | 23,6% | 20,7% | 22,0% |
Fonte: ARERA, Relazione Annuale 2026, dati riferiti all’anno solare 2025.
Le differenze regionali: dove si cambia fornitore più spesso
I dati regionali della Relazione Annuale mostrano un’Italia divisa in due velocità. Guardando al tasso di switching complessivo (domestico e non domestico insieme), il Mezzogiorno risulta l’area più dinamica in termini di cambio fornitore (24,3% dei clienti, 25,7% dei volumi), seguito dal Centro (20,9% dei clienti, 24,4% dei volumi), mentre il Nord si conferma più stabile (18,3% dei clienti, 19,7% dei volumi). La tabella seguente riporta il dettaglio completo per ciascuna regione:
| Regione | Domestico clienti | Domestico volumi | Non domestico clienti | Non domestico volumi | Totale clienti | Totale volumi |
|---|---|---|---|---|---|---|
| Piemonte | 20,8% | 20,3% | 19,1% | 23,1% | 20,5% | 22,5% |
| Valle d’Aosta | 5,8% | 4,7% | 7,0% | 4,7% | 6,0% | 4,7% |
| Lombardia | 18,6% | 18,5% | 17,1% | 17,7% | 18,4% | 17,8% |
| Trentino-Alto Adige | 5,7% | 5,5% | 6,6% | 9,0% | 5,9% | 8,4% |
| Veneto | 19,1% | 20,0% | 16,9% | 19,2% | 18,7% | 19,3% |
| Friuli-Venezia Giulia | 17,4% | 17,6% | 19,6% | 33,0% | 17,8% | 30,8% |
| Liguria | 20,3% | 21,2% | 19,0% | 24,6% | 20,1% | 23,7% |
| Emilia-Romagna | 18,4% | 18,4% | 18,1% | 22,5% | 18,3% | 21,6% |
| Toscana | 22,9% | 22,5% | 23,6% | 20,0% | 23,1% | 20,7% |
| Umbria | 21,1% | 20,9% | 23,6% | 43,6% | 21,6% | 39,4% |
| Marche | 20,5% | 20,9% | 21,6% | 24,8% | 20,7% | 23,8% |
| Lazio | 19,0% | 19,0% | 20,2% | 26,3% | 19,2% | 24,0% |
| Abruzzo | 22,2% | 22,6% | 21,6% | 23,8% | 22,1% | 23,5% |
| Molise | 22,2% | 23,4% | 24,3% | 28,7% | 22,5% | 27,6% |
| Campania | 22,5% | 23,0% | 23,7% | 27,2% | 22,7% | 25,8% |
| Puglia | 31,7% | 32,7% | 28,2% | 28,4% | 31,0% | 29,8% |
| Basilicata | 23,9% | 25,2% | 21,9% | 17,0% | 23,5% | 18,7% |
| Calabria | 22,2% | 23,3% | 21,3% | 21,2% | 22,1% | 22,1% |
| Sicilia | 22,6% | 22,8% | 23,8% | 25,9% | 22,8% | 24,7% |
| Sardegna | 21,9% | 21,1% | 25,0% | 30,0% | 22,4% | 26,8% |
| Italia | 20,8% | 21,0% | 20,5% | 22,3% | 20,7% | 22,0% |
| Nord | 18,5% | 18,6% | 17,2% | 20,0% | 18,3% | 19,7% |
| Centro | 20,6% | 20,5% | 21,9% | 25,9% | 20,9% | 24,4% |
| Sud e Isole | 24,3% | 24,7% | 24,4% | 26,3% | 24,3% | 25,7% |
Fonte: ARERA, Relazione Annuale 2026, dati riferiti all’anno solare 2025.
A livello di singola regione, i valori più alti si registrano in Puglia, dove il tasso di switching domestico raggiunge il 31,7% dei clienti e il 32,7% dei volumi — il valore più elevato in Italia — seguita da Basilicata (23,9% dei clienti domestici) e Toscana (22,9%).
All’estremo opposto si collocano Valle d’Aosta e Trentino-Alto Adige, dove il tasso di switching domestico è rispettivamente del 5,8% e del 5,7% dei clienti: valori storicamente contenuti, che la Relazione Annuale attribuisce a caratteristiche strutturali di questi territori più che a fattori contingenti del 2025.
Tra le altre regioni con switching domestico superiore alla media nazionale figurano Umbria (21,1%), Molise (22,2%), Campania (22,5%), Abruzzo (22,2%), Calabria (22,2%) e Sicilia (22,6%). Sul lato opposto, oltre alle due province autonome, presentano valori sotto la media anche Lombardia (18,6%), Emilia-Romagna (18,4%) e Friuli-Venezia Giulia (17,4%).
Anche guardando ai soli clienti non domestici, il quadro regionale conferma sostanzialmente le stesse tendenze di fondo, pur con alcune eccezioni degne di nota legate ai volumi di energia più che al numero di clienti. In Umbria, ad esempio, il tasso di switching non domestico in termini di volumi raggiunge il 43,6%, il valore più alto tra tutte le regioni italiane, a fronte di un tasso in termini di clienti (23,6%) più allineato alla media nazionale: un segnale che in questa regione il cambio fornitore ha coinvolto in particolare utenze di maggiori dimensioni. Un fenomeno simile si osserva anche in Friuli-Venezia Giulia, dove il tasso di switching non domestico è del 19,6% in termini di clienti ma del 33% in termini di volumi, e in Sardegna, dove il 25% dei clienti non domestici che ha cambiato fornitore rappresenta però il 30% dei volumi scambiati.
Anche a livello di macroarea la stessa dinamica emerge in modo netto: se si guarda al numero di clienti, le differenze regionali nel settore domestico restano relativamente contenute rispetto agli scarti osservati sui volumi. Il Sud e Isole si conferma l’area più attiva sia per i clienti domestici (24,3%) sia per quelli non domestici, dove il tasso di switching calcolato sui volumi (26,3%) supera di oltre sei punti percentuali quello registrato al Nord (20%), mentre il Centro si colloca su un livello intermedio, con un tasso sui volumi non domestici (25,9%) molto vicino a quello meridionale.
Nel complesso, la lettura dei dati regionali restituisce un Paese in cui la propensione al cambio fornitore non dipende soltanto dal livello di sviluppo economico del territorio, ma anche da fattori più difficili da isolare statisticamente, come la storia industriale locale, la presenza di grandi utenze energivore e le abitudini di consumo consolidate nel tempo. Le due province autonome del Nord, in particolare, mostrano una stabilità contrattuale che la Relazione Annuale definisce strutturale, cioè non riconducibile a un singolo anno di rilevazione ma a una caratteristica di lungo periodo di questi mercati locali.
Il peso del mercato libero nei diversi territori
Al di là del tasso di switching, la Relazione Annuale fornisce anche una fotografia della distribuzione dei clienti domestici tra i diversi regimi di fornitura. A livello nazionale, nel 2025 il mercato libero rappresenta il 79,7% dei punti di prelievo domestici, in crescita rispetto al 76,6% del 2024, mentre la maggior tutela scende al 10,4% e il Servizio a Tutele Graduali sale al 9,9%.
Anche su questo fronte emergono differenze territoriali: nel Nord il mercato libero copre l’81% dei clienti domestici, contro il 78,8% del Sud e Isole e il 78,1% del Centro. A livello di singola regione, la quota di mercato libero supera il 94% in Piemonte, Valle d’Aosta, Lombardia, Trentino-Alto Adige, Veneto e Friuli-Venezia Giulia, mentre scende all’87,4% in Calabria e all’89,1% in Liguria e Campania.
Il quadro suggerisce che le regioni con quota più alta di mercato libero non sono necessariamente quelle con il tasso di switching più elevato: la Lombardia, ad esempio, ha una delle penetrazioni di mercato libero più alte d’Italia ma un tasso di cambio fornitore inferiore alla media nazionale. Questo indica che, una volta transitati sul mercato libero, molti clienti tendono a mantenere il fornitore scelto piuttosto che cambiarlo ripetutamente.
Un fenomeno in crescita da quindici anni
Guardando alla serie storica pubblicata da ARERA, il tasso di switching nel settore elettrico mostra una crescita pressoché costante dal 2011 a oggi. Per i clienti domestici, il tasso è passato da circa il 5,7% del 2011 a un picco del 23,9% nel 2024, prima della flessione osservata nel 2025. Per le utenze non domestiche l’andamento è stato più irregolare, con un picco al 25,8% nel 2023 seguito da un progressivo riallineamento verso il 20%.
Il 2025 segna quindi il primo anno, dopo oltre un decennio di crescita quasi ininterrotta, in cui il tasso di switching domestico si riduce in modo significativo, convergendo verso i livelli delle utenze non domestiche.
Domande frequenti
Cosa significa “tasso di switching”?
È la percentuale di clienti (o di volumi di energia) che ha cambiato fornitore nel corso dell’anno solare, calcolata da ARERA rispetto al totale dei punti di prelievo serviti nel periodo.
Perché lo switching è diminuito nel 2025 rispetto al 2024?
Il dato non comprende i passaggi automatici dei clienti vulnerabili dalla maggior tutela al Servizio a Tutele Graduali, disposti dalla normativa vigente. Questo meccanismo, che ha interessato una parte consistente dei clienti domestici, non rientra nel conteggio dello switching in senso stretto, contribuendo alla riduzione del dato rispetto all’anno precedente.
In quali regioni si cambia fornitore più spesso?
Puglia, Basilicata e Toscana registrano i tassi di switching domestico più alti, mentre Valle d’Aosta e Trentino-Alto Adige presentano i valori più contenuti d’Italia.
Un tasso di switching alto significa che i clienti risparmiano di più?
Non necessariamente. Il dato misura la frequenza del cambio fornitore, non l’esito economico della scelta. Un’area con switching elevato può riflettere maggiore attenzione al mercato oppure, al contrario, una maggiore insoddisfazione verso le offerte in essere.
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