Come staccarsi dal riscaldamento centralizzato condominiale

di | 14-01-2022 | Gas, Luce e Gas

Avete intenzione di staccarvi dal riscaldamento centralizzato del vostro condominio? Quali sono i passaggi da seguire e i costi da sostenere? La trasformazione dell’impianto da centralizzato ad autonomo è un’operazione possibile, a patto di rispettare alcuni punti previsti dal Codice Civile.

Come staccarsi dal riscaldamento centralizzato condominiale
Confronta

Se avete cominciato a leggere queste righe, probabilmente state valutando il distacco dal riscaldamento centralizzato del vostro condominio ma non sapete come muovervi: come vedremo tra poco, è effettivamente possibile separarsi dall’impianto del palazzo, pur rispettando delle condizioni previste dal Codice Civile. L’obiettivo è uno: risparmiare sul riscaldamento domestico.

Sommario

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5 Vantaggi nel distacco del riscaldamento condominiale

Tra i vantaggi principali nella scelta di distaccarsi dal riscaldamento centralizzato del condominio per installare un impianto di proprietà troviamo:

  • la gestione autonoma del riscaldamento;
  • la libertà di utilizzo, senza alcun obbligo di legge su orari e periodi di accensione;
  • l’utilizzo di sistemi di riscaldamento più efficienti e moderni;
  • la possibilità di adattare al meglio l’impianto in base alle proprie necessità ed esigenze;
  • la possibilità di approfittare delle migliori promozioni sulle offerte Energia disponibili nella propria zona.

5 svantaggi nel distacco del riscaldamento condominiale

Staccarsi dal riscaldamento centralizzato del proprio condominio, tuttavia, potrebbe comportare anche dei svantaggi, tra cui:

  • spese per l’acquisto e l’installazione a proprio carico, spesso molto alte, e mancanza di incentivi statali/regionali per il distacco;
  • un possibile minor rendimento della caldaia rispetto a quella centralizzata;
  • spese di manutenzione e costi esercizio totalmente a proprio carico;
  • l’obbligo di realizzare a proprie spese una canna fumaria per lo scarico;
  • bollette potenzialmente più alte rispetto al costo del riscaldamento centralizzato.

I vantaggi e gli svantaggi che abbiamo appena visto, tuttavia, non sono assoluti e possono variare a seconda dei casi.

Ricordiamo, però, che la scelta è quasi sempre reversibile: il condomino che ha deciso di staccarsi dal riscaldamento centralizzato può riallacciarsi all’impianto, effettuando una richiesta all’amministratore. Sarà comunque necessaria una valutazione tecnica per il ricollegamento, soprattutto se sono stati fatti degli interventi particolarmente invasivi in sede di distacco.

Quando è possibile staccarsi dal riscaldamento condominiale?

Sul’art. 1118 del Codice Civile (comprese le modifiche apportate nel 2012), al quarto comma, possiamo leggere quanto segue:

Il condomino può rinunciare all’utilizzo dell’impianto centralizzato di riscaldamento o di condizionamento, se dal suo distacco non derivano notevoli squilibri di funzionamento o aggravi di spesa per gli altri condomini”.

Le tre condizioni affinché si possa richiedere il distacco dal riscaldamento centralizzato sono chiare:

  • non deve causare costi per le altre persone che vivono nello stabile;
  • non deve alterare in modo negativo il funzionamento dell’impianto centralizzato;
  • non deve modificare l’equilibrio termico dell’impianto stesso.

Come staccarsi dal riscaldamento centralizzato condominiale: punti da seguire

Per potersi staccare dal riscaldamento centralizzato del condominio è sufficiente seguire questi passaggi:

  • richiesta di una perizia da un tecnico abilitato per escludere squilibri o un rischio di spesa per gli altri condomini;
  • verifica tecnica sui lavori di ristrutturazione dell’impianto (nuove tubature, scarico, rispetto distanza con gli altri condomini, etc…);
  • scelta della caldaia e della ditta che si occuperà dell’installazione dell’impianto.

La comunicazione all’amministratore di condominio circa la volontà di distaccarsi dal riscaldamento centralizzato può essere presentata prima o dopo l’esito delle perizie tecniche e di fattibilità: solitamente viene consigliato di attendere l’esito della perizia e di avere tra le mani tutta la documentazione necessaria per il via libera dei lavori.

A seconda del tipo di rapporto con l’amministratore, tuttavia, potrebbe essere utile e vantaggioso avvertirlo in anticipo, in modo tale da mantenerlo aggiornato sugli esiti delle perizie e sulle modalità con cui avverrà il distaccamento.

L’amministratore informerà in assemblea gli altri condomini sulla decisione: se la perizia viene ritenuta valida e vengono rispettati tutti i punti previsti dall’art. 1118 del Codice Civile, non sarà possibile opporsi. Non è necessario alcun consenso, quindi, né da parte dell’amministratore, né dell’assemblea condominiale.

Cosa deve pagare chi si stacca dal riscaldamento centralizzato

Sempre nello stesso quarto comma dell’art. 1118 del Codice Civile viene specificato che

“il rinunziante resta tenuto a concorrere al pagamento delle sole spese per la manutenzione straordinaria dell’impianto e per la sua conservazione e messa a norma”

Questo significa che, pur distaccandosi dal riscaldamento centralizzato condominiale, i condomino dovrà comunque sostenere alcune spese “condivise” relative all’impianto dello stabile, tra cui:

  • la manutenzione straordinaria del sistema di riscaldamento;
  • le spese per la conservazione e messa a norma dell’impianto (spesso incluse nel punto precedente);
  • una quota relativa al “riscaldamento indiretto”.

La voce non sempre chiara tra le spese che abbiamo appena visto è senza dubbio quella relativa al “riscaldamento indiretto”: di cosa si tratta e come si calcola? Come il nome lascia intendere, il riscaldamento indiretto è il calore che si riceve in modo indiretto dai tubi dell’impianto centralizzato che si diramano anche all’interno delle murature della propria abitazione e che, ovviamente, continueranno a diffondere calore anche in caso di distaccamento.

Stiamo parlando, in pratica, di dispersioni di calore che rappresentano un vantaggio per tutti gli appartamenti costruiti nelle vicinanze delle tubature. Questi consumi involontari, che dovranno essere rilevati da un perito (secondo quanto previsto dalla norma Uni 10200/2013), vengono stabiliti ad una quota del 25% della stima effettuata, da suddividere fra i condomini in base alle tabelle millesimali.

Tutti i costi relativi all’impianto di riscaldamento autonomo (scarico della caldaia, progetto, dichiarazione di conformità, eventuali lavori sulle tubazioni dell’impianto, etc…) sono a carico del richiedente.

Quanto costa un riscaldamento autonomo?

Ma quanto può costare l’installazione di un impianto autonomo? È difficile poter effettuare una stima esatta, poiché le voci di spesa possono essere molto diverse a seconda della tipologia di riscaldamento, del tipo di abitazione o della città in cui è sita. Tra le più comuni possiamo citare:

  • il sopralluogo del perito + elaborazione del progetto: 800/1000€;
  • acquisto di una caldaia: 800/2000€;
  • canna fumaria: 900/1000€;
  • interventi per l’adattamento del riscaldamento autonomo: i costi variano a seconda della situazione di partenza e delle necessità tecniche.

Oltre ai costi iniziali, inoltre bisognerà tenere conto delle spese di manutenzione, di riparazione e di esercizio (consumo combustibile, energia, etc…), totalmente a carico del proprietario.

Abbiamo visto, quindi, come è possibile staccarsi dal riscaldamento condominiale, che cosa prevede la legge e quali sono i vantaggi e gli svantaggi. Se state valutando l’installazione di un impianto autonomo e volete sapere quali offerte energia vi potrebbero far risparmiare di più durante l’anno, potete scrivere a info@comparasemplice.it o aprire una live chat sul sito per una consulenza gratuita da parte di un esperto, senza costi né impegni d’acquisto.

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