Rapporto energia 2017 di ENEA: giù i prezzi, su i consumi

Rapporto energia 2017 di ENEA: giù i prezzi, su i consumi
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di | 16-04-2018 | Energia

ENEA, l’Energia Nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico, ha stilato un rapporto relativo a consumi e costi dell’energia nell’anno che ci siamo da poco lasciati alle spalle. Il quadro che emerge mette in evidenza una discesa media dei prezzi dell’energia, a cui fa da contraltare un incremento dei consumi su scala globale. Il vantaggio economico di cui hanno potuto godere molti cittadini è durato però ben poco. Il 2018 ha infatti registrato una vera e propria impennata nelle bollette degli italiani, ma la situazione sembra andare meglio ad aprile. Chi ha un contratto a regime di tutela o un contratto del mercato libero avrà sicuramente notato una riduzione nelle spese. Il secondo trimestre dell’anno è caratterizzato in questi casi da un -8% della luce e un -5,7% del gas. Numeri che fanno ben sperare e che ci consentono di guardare con un discreto ottimismo al futuro.

Sommario

Rapporto energia 2017: prezzi finalmente in discesa

Arrivano buone notizie dall‘analisi del sistema energetico italiano curata dall’ENEA che ha effettuato uno studio relativo all’andamento nel 2017. Complessivamente si registrano consumi finali di energia in aumento (+1,3% rispetto al 2016, in linea con il +1,5% del PIL). Il gas naturale continua a essere la fonte più utilizzata con un incremento nei consumi (+6%, dopo il +5% del 2016), ma con un costo in calo in tutte le fasce di consumo. Il dato è particolarmente rilevante soprattutto perché mette in evidenza una situazione decisamente differente rispetto a quanto accade negli altri Paesi dell’Unione Europea.

Il petrolio scende sotto al 34% del mix, con consumi in calo (-1% e quasi -10% rispetto a dieci anni fa). Importante il decremento del carbone, che presenta per il secondo anno di seguito una contrazione a doppia cifra (-12%, dopo il -10% del 2016, con una quota del 6% nel mix). Le rinnovabili raggiungono una quota del 19% nel mix energetico. Si registra una crescita dell’8% delle fonti “intermittenti” (eolico e solare). ideale per compensare il forte calo dell’idroelettrico (-14%). Rispetto ai consumi finali la quota di energia rinnovabile rimane al di sopra del target Ue del 17% al 2020. Siamo ancora lontani per raggiungere l’obiettivo del 28% al 2030.

Per i prezzi di luce e gas del 2018, però, la tendenza potrebbe venire influenzata al rialzo dagli eventi internazionali che stiamo vivendo.

Buone notizie per le imprese

Nonostante la crisi anche ancora attanaglia molti settori, le imprese hanno potuto beneficiare di un calo nei costi del gas. Anche in questo caso la situazione italiana differisce con quanto avviene oltre i nostri confini, dove i costi non hanno registrato differenze di rilievo rispetto all’anno precedente.

Leggero calo (fino al 2% per chi effettua un utilizzo medio-alto della materia prima) per l’energia elettrica. Una situazione resa possibile dalla  riduzione degli oneri di sistema che ha compensato il rialzo dei prezzi all’ingrosso. In questo caso gli utenti italiani finiscono per pagare di più rispetto a gran parte delle persone che vivono nel resto del Vecchio Continente.

Siamo reduci da un’estate 2017 torrida in gran parte della Penisola e questo inevitabilmente ha contribuito a un incremento della richiesta di energia elettrica (pari al 2%, evidente soprattutto nella stagione più calda), indispensabile per ridurre la sensazione di oppressione generata dall’afa.

Davvero rilevante il miglioramento riscontrato nelle componenti dell’indice ISPRED relative ai prezzi dell’energia elettrica (+17%) e del gas naturale (+6%), mentre peggiora l’indice relativo al costo del gasolio (-25%). Un calo si riscontra anche nel settore dei trasporti soprattutto in quello stradale (-2,6%). Il dato può apparire sorprendente visto che si verifica in concomitanza con un aumento del numero di veicoli in circolazione sulle nostre strade.

Crescono le emissioni di CO2

L’aspetto che preoccupa maggiormente dai dati emersi dal Rapporto Energia 2017 riguarda i dati relativi alle emissioni di CO2. I numeri sono quasi impietosi e non possono che farci riflettere: dopo ben tre anni in cui si era registrata una flessione, le emissioni di anidride carbonica derivanti dall’uso di combustibili fossili hanno registrato un incremento pari all’1,4%.

Ma a cosa è dovuta questa situazione nonostante il tentativo di molte aziende (tra queste tutte le principali case automobilistiche) di ridurle? Il problema è strettamente legato all’aumento dei consumi energetici su scala globale. I bisogno dei cittadini sono stati soddisfatti per oltre il 70% da petrolio, carbone e gas naturale e solo in minima parte da fonti rinnovabili.

Lo studio ha analizzato come si sia arrivati alla situazione attuale. La domanda di carbone è cresciuta di quasi l’1%. Questa esigenza è stata manifestata soprattutto dalle popolazioni asiatiche dove sono stati prodotti in maggiore quantità carbone ed energia elettrica. Un incremento dell’1,6% ha invece riguardato la domanda di petrolio, elemento fondamentale per spostarsi con ogni genere di veicolo, ormai sempre più diffusi tra utenti di tutte le età. Un rialzo, pari al 3%, ha coinvolto anche il consumo di gas naturale. Quasi un terzo di questi lo si è riscontrato in uno dei Paesi più popolati al mondo, la Cina.

La svolta ambientale sembra lontana

I dati relativi all’aumento delle emissioni di CO2 non possono che metterci in allarme sulla qualità dell’aria che respiriamo quotidianamente. La situazione non deve essere sottovalutata soprattutto perché si sta verificando in concomitanza con un incremento delle fonti rinnovabili (pari al 6,3%): questo significa quindi che quanto fatto fino ad ora dalle aziende del settore energetico e non solo non è sufficiente. Un cambiamento nel modo di agire di ognuno di noi diventa quindi quanto mai necessario per ridurre la diffusione di gas serra nell’atmosfera.

Un piccolo segnale positivo in uno scenario ancora piuttosto sconfortante però non manca. Spicca infatti quanto sta accadendo negli Stati Uniti, il Paese che è riuscito nell’obiettivo a cui tutti noi perseguiamo. Gli USA sono proprio il Paese dove la crescita dello sfruttamento delle rinnovabili è maggiore. Buoni risultati si riscontrano anche in Gran Bretagna, Messico e Giappone.

Emissioni: l’Italia non sta a guardare

L’Italia in molti ambiti appare in netto ritardo rispetto a quanto accade oltre i nostri confini, ma in questo caso fa eccezione. Secondo i dati raccolti da Eurostat, l’ufficio statistico dell’Unione Europea, nel 2016 in Italia la riduzione delle emissioni ha raggiunto un calo del 2,9%. Un numero più che positivo soprattutto se rapportato a quanto accade in molte altre zone del Vecchio Continente.

Non tutto ci lascia però sorridere. Il Bel Paese continua infatti a essere uno dei principali produttori di anidride carbonica dell’Unione Europa (pari al 10%). Insomma, il lavoro da compiere è ancora piuttosto lungo.

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