Transizione energetica: cos’è e a che punto è in Italia

di | 26-03-2020 | Energia
Transizione energetica: cos’è e a che punto è in Italia

A molti di noi sarà certamente capitato almeno una volta di sentire parlare di transizione energetica, ma di non avere le idee chiare sul suo significato. Il termine sta a indicare il passaggio dall’utilizzo di fonti energetiche non rinnovabili a fonti rinnovabili. Sono due gli obiettivi che si desidera raggiungere attraverso questo percorso: risparmio energetico e tutela dell’ambiente. Ormai da qualche tempo diversi fornitori propongono tariffe che consentono, spesso senza alcun sovrapprezzo, di avere la garanzia di consumare energia proveniente da fonti rinnovabili in modo tale da iniziare sin sa subito a dare un proprio contributo.


Sommario

Transizione energetica significato – L’importanza di fare qualcosa per l’ambiente

Ormai da qualche tempo ognuno di noi è chiamato a mettere in atto una serie di comportamenti che possano servire a dare un contributo tangibile nei confronti dell’ambiente che ci circonda. A volte può bastare davvero poco se ognuno di noi lo mette in atto nel proprio modo di agire quotidiano. Dalla riduzione del consumo di carta se non strettamente necessario. sono tanti i fornitori che consentono di ricevere la bolletta in formato elettronico, aspetto che ci permette anche di ridurre il rischio di poter perdere le fatture (clicca qui per sapere per quanto tempo è necessario conservarle). Ma anche i fornitori che operano nel settore dell’energia stanno facendo la loro parte. Sono diverse le tariffe a cui è possibile aderire con la garanzia di poter consumare solo energia certificata come prodotta da fonti rinnovabili come acqua, sole, vento e calore della terra senza alcun sovrapprezzo rispetto a quanto previsto per il corrispettivo.

Le esigenze sempre più forti da parte degli utenti e degli operatori del settore sembrano quindi spingerci in modo sempre più preciso verso un processo di transizione energetica. Ma cosa si intende con questa espressione che spesso potremmo avere sentito nominare pur senza avere un’idea precisa del significato?

Questo non è altro che il passaggio dall’utilizzo di fonti energetiche non rinnovabil a fonti rinnovabili. Un processo che sta portando all’adozione di tecniche di risparmio energetico e di sviluppo sostenibile.

L’obiettivo può essere raggiunto attraverso una duplice modalità, che si può portare avanti in maniera parallela: non solo abbandonare in via progressiva l’utilizzo dei combustibili fossili, ma allo stesso tempo migliorare l’efficienza energetica, sia quando si tratta di produzione e consumo di energia, sia nella distribuzione e della conservazione. Gli utenti potranno così essere doppiamente soddisfatti, sia perché avranno la garanzia di poter migliorare in modo sensibile l’ambiente che ci circonda, sia perché potranno ottenere benefici sensibili anche per il proprio portafoglio.

Guà entro pochi anni, secondo quanto riportato in uno studio realizzato dall’economista Benjamin Sovacool, supportato dalla danese Aarhus University e dall’Università del Sussex, potremmo iniziare ad abbandonare in via definitiva la sensazione di dipendenza che si respira nei confronti dei combustibili fossili. Effettuare una previsione certa appare comunque piuttosto difficile visto che l’andamento dell’economia potrebbe fare da freno.

Transizione energetica in Italia – Un processo ancora troppo lento

Sin dall’inizio del decennio sono stati diversi i Paesi che hanno deciso di muoversi concretamente per mettere in atto un percorso di transizione energetica, pur con la consapevolezza di come siano ancora diversi gli ostacoli da superare. Tra questi, c’è anche l’Italia, anche se anche in questo frangente si sta dimostrando come siano ancora diversi i passi da compiere per essere all’avanguardia al pari di altre Nazioni.

A mettere in evidenza alcuni aspetti che farebbero da freno è una fonte illustre quale l’Analisi del sistema energetico italiano diffusa nei mesi scorsi dall’EMEA (Dipartimento Unità per l’Efficienza Energetica).

Emblematico è quanto accaduto nei primi sei mesi del 2019, periodo nel quale si è evidenziato una diminuzione (-5%) dell’indice Enea-Ispred, che misura la transizione energetica sulla base dei prezzi dell’energia, della decarbonizzazione e della sicurezza nel sistema energetico nazionale. Un problema che non può essere sottovalutato: “Solo la sicurezza ha segnato un andamento positivo (+5%), soprattutto grazie all’ampia disponibilità di materia prima sui mercati internazionali, mentre i prezzi e la decarbonizzazione registrano, rispettivamente, un -11% e un -8%, andando a penalizzare l’indice” – sono le parole Francesco Gracceva, il ricercatore dell’ENEA che coordina l’Analisi.

Gli aspetti poco confortanti non sono però finiti qui. È stato riscontrato anche un calo della produzione da fonti rinnovabili (-2,5%), soprattutto a causa del crollo dell’idroelettrico (-17%), se rapportato a quanto si era verificato nello stesso periodo dell’anno precedente.

Transizione energetica – Quali scenari possiamo attenderci

Il diffondersi su scala planetaria del Coronavirus potrebbe avere inevitabilmente gravi conseguenze anche sul piano economico. Difficile infatti quando si potrà ritornare almeno parzialmente a una parvenza di normalità, ma soprattutto quale sarà la situazione delle aziende in quel momento.

Gli scenari che stanno emergendo attualmente non generano così tanto ottimismo. Si evidenzia infatti, secondo il rapporto Global Electricity Review 2020, preparato da Ember, centro studi indipendente sui temi del clima e della transizione energetica, un calo del 3% della produzione mondiale di energia elettrica generata con il carbone nell’arco del 2019. Questo ha avuto come conseguenza un calo del 2% delle emissioni di CO2 del settore energetico.

Pur non essendo numeri così esaltanti, qualcosa di positivo sembra esserci. Negli ultimi 30 anni non c’era mai stato un decremento così importante. C’è inoltre un altro dato che potrebbe sembrare incoraggiante: la produzione di energia eolica e fotovoltaica è invece cresciuta del 15% nel 2019, generando l’8% dell’elettricità mondiale. È bene però precisare che si tratta della percentuale minima per poter essere in accordo l’accordo sul clima di Parigi.

Fare previsioni attendibili su cosa potrà accadere appare difficile, ma gli esperti si aspettano una discesa dell’11% l’anno fino al 2030 per limitare il surriscaldamento a 1,5° C. Se si vuole davvero che il percorso possa realizzarsi in modo più veloce si dovrebbe fare qualcosa in più.

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