Copertura fibra aree bianche, grigie e nere: come funziona

Copertura fibra aree bianche, grigie e nere: come funziona
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di | 09-11-2017 | Fibra, Internet ADSL e Fibra

Quando parliamo di copertura della rete in fibra ottica non possiamo non parlare dell’Agenda Digitale, una delle iniziative dell’Unione Europea per la crescita. In particolare ci riferiamo alla strategia Europa 2020, una serie di azioni volte a raggiungere degli importanti risultati entro i prossimi tre anni: la fibra ottica accessibile per la maggior parte dei cittadini dell’Unione è, infatti, uno degli obbiettivi più importanti di tale strategia e i lavori per la cablatura del territorio nazionale proseguono senza sosta.

Tempo fa abbiamo già visto come funziona la fibra ottica e quali sono le differenze tra FTTH, FTTS e FTTC: tuttavia non abbiamo mai parlato delle cosiddette aree bianche, grige e nere. Che cosa significano e cosa c’entrano con la fibra ottica?

Il piano UE per la banda ultralarga

Come già scritto in precedenza, entro il 2020 i Paesi UE, tra cui anche l’Italia, si sono presi l’impegno di diffondere l’accesso alla fibra ottica (una connessione di almeno 30 Mbps in download, con almeno la metà delle famiglie italiane che possa accedere anche alle tariffe in fibra a 100 Mega) su tutto il territorio del continente. Per consentire ciò sono previsti degli aiuti da parte dello Stato, necessari soprattutto in un contesto particolare come quello italiano, dove le reti di accesso alla banda ultralarga in molte zone non sono al centro dell’interesse degli operatori di telecomunicazioni, causando un gup importante con altri Paesi dell’Unione e con alcune aree dello stesso territorio nazionale.

L’intervento pubblico, quindi, mira a colmare questi divari, puntando su quelle zone dove i provider non avrebbero alcun interesse ad investire le proprie risorse. Ed ecco, quindi, la classificazione delle aree in bianche, grige e nere.

Copertura fibra: aree bianche

Le aree bianche (a fallimento di mercato), secondo quanto specificato dal Ministero dello Sviluppo Economico, sono quelle zone della penisola dove gli operatori non offrono alcun servizio di banda ultralarga e non sono interessati a investire su questo settore nel breve periodo. Sono queste le zone interessate quasi totalmente agli investimenti e agli aiuti statali e comunitari. In questo modo si creeranno infrastrutture e servizi che andranno a stimolare la domanda e rendere il settore più moderno e dinamico, garantendo così l’accesso alla fibra ottica.

Aree grigie

Le aree grigie, come il nome lascia già intendere, sono una sorta di via di mezzo tra le aree bianche e nere: sono quelle zone dove è effettivamente presente un servizio di banda ultralarga, ma viene garantito da un solo operatore nel breve periodo. Questa situazione di monopolio potrebbe causare diversi problemi al mercato, come ad esempio la disponibilità del servizio di fibra a costi esagerati, l’accesso solo ad alcune fasce d’utenza, l’impossibilità da parte degli interessati di scegliere tra varie alternative, etc…

In questo caso l’intervento pubblico dev’essere valutato attentamente, studiando caso per caso, ed effettuato solo quando è effettivamente presente un rischio concreto di penalizzare il mercato e, ovviamente, i cittadini consumatori.

Aree nere

E veniamo, infine, alle aree nere: sono quelle zone dove sono già presenti o arriveranno nel breve periodo almeno due reti di banda ultralarga. Si parla, quindi, di almeno due operatori diversi, un requisito essenziale per avere una minima condizione di concorrenza sul mercato. Nelle aree nere non sono generalmente previsti aiuti statali e comunitari, poiché non sarebbe necessario e, anzi, rischierebbe di distorcere il mercato qualora si optasse per la realizzazione di una rete finanziata con tali investimenti.

La copertura fibra nelle aree bianche, grigie e nere, quindi, si muove a velocità differenti, cercando di raggiungere il massimo obbiettivo entro i prossimi tre anni: purtroppo, come già accennato in precedenza, la situazione di partenza in Italia non è delle migliori e nella relazione per il piano strategico “Banda Ultralarga” stilato dal Ministero dello Sviluppo Economico qualche anno fa era chiaro. Gli operatori, infatti, erano interessati ad investire solamente su circa 1400 aree di centrale (di cui 135 classificate come “aree nere”), pari al 19% della popolazione nazionale: tutto il resto (circa 9000 aree) veniva considerato come “area bianca”, quindi potenziale destinataria degli aiuti pubblici.

Ad oggi la situazione sembra essere migliorata, anche se c’è ancora molto da fare: le migliori offerte ADSL e fibra larga e ultralarga si fanno comunque sempre più numerose e interessanti, coprendo gran parte dei grandi centri della penisola e diffondendosi anche sui Comuni più piccoli. Riusciremo a centrare gli obbiettivi 2020 dell’Agenda Digitale italiana ed europea? Lo scopriremo nei prossimi tre anni.

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