Quando spegnere i riscaldamenti nel 2020: norma in vigore e consigli di risparmio

di | 10-03-2020 | Gas
Quando spegnere i riscaldamenti nel 2020: norma in vigore e consigli di risparmio

Vuoi sapere quando è necessario spegnere i riscaldamenti nel 2020 per capire se ti sei comportato finora nel modo giusto e hai rispettato le regole? Anche quest’anno, come è già accaduto anche in passato, la normativa in vigore varia a seconda della zona geografica, ma spesso non mancano proroghe decise all’ultimo minuto in virtù delle condizioni climatiche. A dover rispettare la prescrizione sono ovviamente tutte le persone che vivono in un condominio con impianto centralizzato, elemento che può dare importanti vantaggi (chi non vive al piano terra può spesso riuscire ad avvertire il calore se gli altri condomini hanno già acceso i termosifoni).  È però bene sapere come sia necessario non agire in modo autonomo anche se ci si volesse distaccare e rendersi indipendenti.


Sommario

Quando spegnere i riscaldamenti nel 2020 – La situazione zona per zona

Tra le differenze più evidenti tra chi vive in una casa autonoma e chi vive in un palazzo con impianto centralizzato c’è proprio la necessità di sottostare a regole specifiche per l’accensione riscaldamento condominiale. Ma chi decide orario riscaldamento?

Tutto viene regolato dalla legge 10-1991, che è bene conoscere quali sono i limiti, soprattutto temporali, da rispettare per non correre il rischio di andare incontro a eventuali sanzioni. La normativa ha portato a una suddivisione del Paese sulla base di una serie di zone climatiche cercando di pensare a quali possano essere le esigenze sulla base dell’andamento del meteo. Al Nord, ad esempio, potrebbe esserci il bisogno di avere i termosifoni attivi anche a primavera inoltrata e lo stesso può valere per quanto rigarda l’accensione in autunno.

Queste le specifiche decise e valide di anno in anno:

Zona AComuni di Lampedusa, Linosa e Porto Empedocle
Zona BProvince di Agrigento, Catania, Crotone, Messina, Palermo, Reggio Calabria, Siracusa e Trapani
Zona CProvince di Bari, Benevento, Brindisi, Cagliari, Caserta, Catanzaro, Cosenza, Imperia, Latina, Lecce, Napoli, Oristano, Ragusa, Salerno, Sassari, Taranto
Zona DProvince di  Genova, La Spezia, Forlì, Ancona, Ascoli Piceno, Firenze, Grosseto, Livorno, Lucca, Macerata, Massa Carrara, Pesaro, Pisa, Pistoia, Prato, Roma, Siena, Terni, Viterbo, Avellino, Caltanissetta, Chieti, Foggia, Isernia, Matera, Nuoro, Pescara, Teramo e Vibo Valentia
Zona EProvince di Alessandria, Aosta, Asti, Bergamo, Biella, Brescia, Como, Cremona, Lecco, Lodi, Milano, Novara, Padova, Pavia, Sondrio, Torino, Varese, Verbania, Vercelli, Bologna, Bolzano, Ferrara, Gorizia, Modena, Parma, Piacenza, Pordenone, Ravenna, Reggio Emilia, Rimini, Rovigo, Treviso, Trieste, Udine, Venezia, Verona, Vicenza, Arezzo, Perugia, Frosinone, Rieti, Campobasso, Enna, L’Aquila e Potenza
Zona FProvince di Cuneo, Belluno e Trento

Queste invece le date che devono essere rispettate:

Zona climaticaData spegnimento riscaldamento
Zona A15 marzo 2020
Zona B31 marzo 2020
Zona C31 marzo 2020
Zona D15 aprile 2020
Zona E15 aprile 2020
Zona FNessuna Limitazione

È bene comunque sottolineare che questi limiti non siano sempre così vincolanti. A seconda dell’evoluzione climatica, infatti, possono essere istituite eventuali proroghe, che possono diventare utili soprattutto in questo periodo in cui siamo chiamati a restare in casa a causa delle misure restrittive introdotte per ridurre l’evoluzione del contagio da Coronavirus (clicca qui per ricevere consigli utili per poter risparmiare)

L’eventuale modifica può essere superata per un massimo della metà di quella consentita a pieno regime. Qualora questo dovesse accadere, spetta al sindaco prendere la decisione definitiva e comunicarla ai cittadini. Altre eccezioni sono poi costituite dagli impianti che consentono la contabilizzazione del calore grazie alla presenza di di una centralina climatica o di un cronotermostato, oltre aquelli gestiti con contratto di servizio energia che consente di perseguire il massimo del risparmio energetico.

Tra i Comuni che hanno già deciso di correre ai ripari per diminuire il più possibile i disagi ai cittadini che in questo periodo sono costretti a restare in casa a causa delle misure restrittive introdotte per frenare la diffusione del Coronavirus (al momento in vigore fino al 3 maggio) c’è Milano. Nella nota ufficiale emessa da Palazzo Marino domenica 19 aprile  si precisa infatti come la chiusura della stagione termina sia prevista ad aprile (previsto un massimo di 14 ore giornaliere di accensione). Qualora le situazioni climatiche esterne dovessero richiederlo, viene comunque concessa la possibilità di accendere il riscaldamento pur senza avere una espressa autorizzazione da parte del Sindaco e della sua Giunta. In questo caso la durata di accensione non potrà superare la metà di quella consentita dal 15 ottobre al 15 aprile: nel capoluogo lombardo si potranno quindi attivare gli impianti per un tempo massimo di 7 ore.

Una decisione analoga è stata presa anche dalla CNA di Savona.

Anche in caso di accensione straordinaria non sarà possibile superare i 20° C negli edifici residenziali, valore massimo fissato per gli ambienti.

Per evitare quindi di andare incontro a sanzioni qualora si avvertisse la necessità di mantenere caldo l’ambiente (vale ovviamente anche per chi dovesse avere optato per il riscaldamento a pavimentoclicca qui di seguito per conoscere vantaggi e svantaggi) è consigliabile verificare cosa sia stato deciso nella propria zona di residenza. In alternativa, i più freddolosi possono rimediare con sistemi differenti, quali ad esempio le stufe, comprese quelle utilizzabili anche senza corrente elettrica, che consentono di raggiungere l’obiettivo senza influire sui costi in bolletta.

Orario accensione riscaldamento con contabilizzatori – Uno strumento per poter
risparmiare

L’accensione continua per diversi mesi del riscaldamento influisce certamente non poco sulla bolletta del gas soprattutto durante il periodo più freddo dell’anno (clicca qui per ricevere consigli su come rendere più calda la casa, ma mantenendo anche un occhio al portafoglio), ma grazie a qualche semplice accortezza si può evitare di andare incontro a un salasso.

Un aiuto importante per raggiungere l’obiettivo può arrivare dai contabilizzatori di calore, strumenti che a partire dal 2017 devono essere inseriti obbligatoriamente negli impianti di tipo centralizzato. Chi invece ha un impianto autonomo può scegliere in maniera libera se utilizzarli, ma ne trarrà giovamento non solo in un’ottica di riduzione delle spese, ma anche per diminuire l’impatto nei confronti dell’ambiente.

Il passo decisivo per il loro sfruttamento è arrivato attraverso il cosiddetto “decreto Mille Proroghe”, introdotto in seguito a una direttiva europea rivolta a tutti gli Stati membri, chiamati ad adottare una serie di sistemi per migliorare l’efficienza energetica.

Secondo la normativa, questi strumenti devono essere installati a ogni termosifone per poterne controllare in modo più preciso il loro funzionamento. È bene però precisare che, a differenza dei termostati, pensati per impostare una data temperatura al di sotto della quale scatterà l’avvio dei caloriferi, questi hanno il compito di registrare il consumo energetico (esistono comunque in commercio sistemi che combinano entrambe le funzioni).

Apparecchi di questo tipo, soprattutto in realtà multi abitative, permettono una
ripartizione più netta dei consumi. La differenza rispetto a quanto accadeva fino a qualche anno fa è evidente. Prima dell’utilizzo dei contabilizzatori di calore una quota di quello che veniva pagato non dipendeva dal proprio consumo personale (eventuali sprechi venivano suddivisi tra i vari condomini), mentre in caso di eventuali sprechi era prevista una contabilizzazione tra le varie famiglie residenti all’interno della struttura abitativa. Ora, invece, si ha la garanzia che l’importo che si ritroverà in bolletta corrisponda effettivamente ai reali consumi. Secondo le stime il risparmio può arrivare da un minimo del 10% fino a un massimo del 30%.

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