Storia delle telecomunicazioni: chi ha inventato Internet?

di | 25-09-2020 | Internet ADSL e Fibra

Se chiedete ad uno dei principali motori di ricerca (come Google o Bing) chi ha inventato Internet, tra i primi risultati troverete sicuramente Robert Kahn e Vint Cerf, gli ideatori del protocollo TCP/IP, il linguaggio universale con cui i computer riescono a comunicare tra loro (anche oggi) e che hanno permesso la creazione della Rete per come la conosciamo ancora oggi.

In realtà è davvero complicato far risalire la sua invenzione ad una sola persona o ad alcune scoperte, benché importantissime per il suo sviluppo: come vedremo nei prossimi paragrafi, infatti, la storia di questo mezzo di comunicazione che ha cambiato e sta ancora modificando radicalmente il mondo è costellata da idee, progetti, implementazioni e intuizioni che hanno trasformato gradualmente il Web, fino ai giorni nostri.

Sommario

Chi ha inventato Internet?

La risposta più corretta potrebbe essere la seguente: Internet nasce da uno sforzo collettivo di ricercatori, governi, società e utenti. Concepito come progetto militare segreto degli Stati Uniti in piena Guerra Fredda (Arpanet), oggi è nelle tasche di miliardi di persone in tutto il pianeta, grazie a scoperte e vicende che hanno costellato gli oltre 50 anni di storia della Rete.

Cerchiamo di riassumere questa affascinante storia per comprendere meglio questa risposta.

Gli albori: da Arpanet all’arrivo in Europa

La storia di Internet viene fatta risalire generalmente al 1969, quando l’Agenzia di Ricerca per i progetti avanzati statunitense (ARPA) sviluppò un sistema di comunicazione decentralizzato che potesse resistere anche in caso di un conflitto nucleare contro l’Unione Sovietica. L’idea di un conflitto violento tra le due potenze durante la Guerra Fredda, infatti, veniva percepito quasi come una certezza, non come una semplice ipotesi.

L’idea di una rete senza un centro principale, quindi, avrebbe reso decisamente più difficile la distruzione totale del sistema di trasmissione dati in caso di attacco: ecco, quindi, l’arrivo di Arpanet, che collegava insieme le basi militari e le prime quattro università statunitensi (Los Angeles, Stanford, Santa Barbara e Utah). Già nell’anno successivo vennero collegate ad Arpanet anche alcune università della East Coast, come Harvard e Boston e, nel giro di un decennio, tutti i principali atenei USA furono coinvolti nel progetto.

La prima trasmissione dati con esito positivo viene datata 29 ottobre 1969: si trattava di un pacchetto di informazioni scambiate tra l’Università della California e Stanford. È l’origine della Rete.

Tra il 1971 e il 1973 vennero introdotti dei sistemi che daranno forma ad Internet e che sopravvivranno fino ad oggi: uno è sicuramente la mail (1971), utilizzata dai ricercatori e i tecnici universitari per scambiarsi informazioni professionali e personali. L’altro è il già citato TCP/IP (1973), il protocollo che rende possibile la comunicazione tra reti e computer che utilizzavano linguaggi differenti. È chiaro, quindi, il motivo per cui Khan e Cerf, ideatori del protocollo, vengano considerati da molti i veri “padri” di Internet.

I primi anni ’70 e il periodo successivo, inoltre, rappresentano un periodo importantissimo anche per un altro motivo: per la prima volta la rete segreta viene estesa a Paesi alleati oltreoceano, più precisamente a Norvegia e Gran Bretagna. Arpanet, quindi, non è più un progetto delimitato al solo territorio statunitense.

Anni ’80: dalla nascita di Internet alla fine della Guerra Fredda

Il nome “Internet” venne coniato nei primi anni ’80, quando dal progetto Arpanet nacquero due progetti distinti: Milnet, che mantiene l’obiettivo militare della rete, e Internet, rete civile a scopo di ricerca, utilizzata in ambito universitario. Nonostante coinvolgessero sempre più enti e ricercatori, i progetti erano ancora segreti, non aperti quindi alla popolazione civile.

Tra il 1985 e il 1989 arrivano altri due tasselli cruciali per il progetto Internet, ossia il DNS (il sistema che va a tradurre in linguaggio gli indirizzi IP numerici) e il primo protocollo di chat IRC. Non esistono ancora le pagine Web come le conosciamo oggi, ma sono delle ulteriori basi che vanno a plasmare le fondamenta della Rete e della comunicazione tra utenti sfruttando il servizio Internet.

Nel 1989, con il crollo del Muro di Berlino e la fine della Guerra Fredda, si pone fine al progetto segreto e Internet venne aperto per la prima volta anche a civili: in poco tempo vengono collegati ben 100 mila computer, un numero importante se si considera che i PC “commerciali”, con un’interfaccia user friendly e un sistema operativo alla portata di tutti non sono ancora arrivati sul mercato.

Il World Wide Web e l’arrivo delle prime Big Tech

Per la nascita del World Wide Web bisognerà attendere il 1991, quando l’informatico britannico Tim Berners-Lee pubblicò il primo sito Internet al mondo presso il CERN. Anche Berners-Lee viene considerato tra gli inventori di Internet: oltre al nome WWW, infatti, è lui ad aver concepito il primo server http, il primo client (un embrione degli attuali browser) e il linguaggio di formattazione HTML, che consentiva (e lo fa ancora oggi) di formattare un testo e creare dei collegamenti ipertestuali (i link) per collegare e organizzare i vari contenuti caricati su Internet. Questi progetti iniziali furono poi ripresi e perfezionati da tantissimi informatici e communities di utenti in tutto il mondo.

Il primo vero browser per navigare su Internet, però, arriva nel 1992: si tratta di Mosaic, sviluppato da Marc Andreessen, evoluto poi nell’anno successivo in Netscape. È Microsoft, tuttavia, a dare maggiore impulso all’utilizzo e alla diffusione dei computer e di Internet, con lo sviluppo del sistema operativo Windows 95 e l’arrivo del browser Internet Explorer. Gli anni ’90, quindi, rappresentano un’accelerazione nell’evoluzione e nella diffusione di Internet. Ecco alcuni degli eventi che segnano l’arrivo di aziende e servizi che caratterizzeranno la Rete:

  • 1994: nasce Yahoo, uno dei primi portali di riferimento;
  • 1994: nasce Amazon (seppure soltanto come venditore di libri e piattaforma per le recensioni);
  • 1995: arriva Windows 95 e viene lanciato il browser Web Internet Explorer;
  • 1995: approda su Internet il sito di aste online Ebay;
  • 1997: nasce Google;
  • 1998: viene creato il sistema Paypal.

Ciò che, però, è il vero punto di svolta di Internet in termini di diffusione è Napster, un servizio che consentiva di scaricare musica gratuitamente, che fu l’origine del fenomeno P2P e della condivisione di file tra utenti e computer sparsi per il mondo. Pur trattandosi di una pratica illegale, questo fenomeno fa schizzare in pochissimo tempo le connessioni: dai 10 milioni di utenti del ’96 si arriva addirittura ai 200 milioni del 1999. Internet, quindi, diventò un mezzo di comunicazione di massa e catturò l’interesse non soltanto degli utenti, ma anche dei mercati finanziari e di grandi investitori.

Nel 2000 la banda larga arriva in Italia e in altri Paesi, aumentando esponenzialmente il numero di computer collegati e i contenuti presenti su Internet. Intanto, a causa della rapida crescita e dell’estrema fiducia degli investitori, si crearono le condizioni per una bolla speculativa e il conseguente crollo in borsa delle cosiddette Dot-Com companies nei primi anni 2000.

Internet post 11 settembre, il Web 2.0 e gli smartphone

Lo scoppio della bolla speculativa e gli attentati dell’11 settembre, quindi, hanno portato ad un crollo generalizzato dell’economia che ruotava intorno al Web e alla scomparsa di numerose aziende “dot.com”. La New Economy per come veniva intesa negli anni ’90 viene spazzata via e il terzo millennio può essere considerato come un nuovo punto di partenza per Internet.

Dopo circa due dalla crisi, cominciarono a svilupparsi dei nuovi sistemi di connessione ad Internet, più flessibili rispetto ai computer collegati al modem in casa e in ufficio: i cellulari, ormai diffusi in maniera massiccia da qualche tempo, si svilupparono grazie al lancio delle prime reti mobili ad alta velocità (3G). Nel 2003 vengono commercializzati i primi telefonini con accesso (limitato) a contenuti online e in grado di effettuare videochiamate.

Tra il 2003 e il 2006 Internet cambia ancora volto e diventa 2.0: l’arrivo di MySpace, Facebook, YouTube e servizi similari introdussero il concetto di social network. Seppur con tutti i limiti della banda larga, vennero condivisi in rete sempre più contenuti multimediali, dalle foto ai video. La fruizione di Internet da parte degli utenti era ancora prevalentemente testuale (lettura testi e navigazione sui siti), ma le abitudini stavano cambiando rapidamente.

Il 2007 è l’anno dell’iPhone, primo smartphone che riesce a perfezionare e vendere il concetto di telefono per navigare, di applicazioni da scaricare e installare e di dispositivo multimediale che trasformaVA totalmente l’uso del cellulare. La visione di Steve Jobs, poi sposata e perfezionata anche dalle aziende concorrenti, rese Internet uno strumento sempre a portata di mano, non più limitato da un tastierino numerico e un display monocromatico di pochissimi pollici.

Non a caso nel 2009 i dispositivi connessi ad Internet superarono 1 miliardo e la Rete si rafforza, nonostante la crisi finanziaria che attanagliavano le principali economie del mondo. Nello stesso anno arrivano WhatsApp e altri servizi di messaggistica istantanea, i primi progetti di moneta virtuale e sistemi di e-commerce più avanzati.

Dopo il 2010, con l’ulteriore evoluzione dei dispositivi mobili, l’arrivo di tablet e di nuovi social network, Internet è ormai parte integrante della società e dell’economia globale. Nel 2011 si superano i 2 miliardi di dispositivi collegati, grazie anche alle aperture in Cina e allo sviluppo ulteriore degli standard di rete, sia fissa che mobile, in grado di trasmettere dati a velocità impressionanti.

Dopo questa lunga serie di eventi arriviamo ad oggi, un mondo dove Internet conta oltre 4 miliardi e mezzo di utenti (dati Global Digital 2020), in gran parte su connessione mobile, dove lo smartphone è ormai un dispositivo imprescindibile, sia per la vita personale che lavorativa, e dove è possibile scaricare dati a oltre 1 Gigabit al secondo, anche da smartphone.

Un mezzo che, nonostante gli innumerevoli vantaggi apportati all’economia e alla società negli anni, sta aprendo numerosi dibattiti sui “lati oscuri” scaturiti dalla sua evoluzione, come ad esempio la presunta influenza negativa su alcune fasce di popolazione (in particolare sui più giovani, nati nel pieno dello sviluppo di Internet), la diffusione delle fake news, il delicato tema della privacy e del trattamento dei dati personali degli utenti, l’enorme potenziale persuasivo e di controllo, utilizzato come vera e propria arma per influenzare elezioni che stanno mettendo in crisi le democrazie di tutto il mondo e che nel contempo “contribuiscono”, seppur indirettamente, a mantenere lo status quo di regimi dittatoriali e a fornire strumenti e scudi per condotte criminali. Ma questa, ovviamente, è tutta un’altra storia.

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