Riforma TLC in UE: tetto costo chiamate e SMS, investimenti in fibra

Riforma TLC in UE: tetto costo chiamate e SMS, investimenti in fibra
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di | 07-06-2018 | Internet ADSL e Fibra, News e Varie

Trovato un accordo tra Parlamento, Commissione e Consiglio dell’Unione europea su un testo di riforma del settore TLC. Un intervento che rinnova una regolamentazione che, oramai, ha dieci anni di storia e non risulta più attuale per un settore strategico di crescita economica come quello di Internet e telefonia.

Si tratta del Codice Europeo delle Telecomunicazioni e, prima di divenire attuabile, ha bisogno dell’approvazione degli Stati membri dell’UE. Non mancano voci autorevoli che mettono in guardia sugli effetti, diretti e indiretti, sull’industria delle nuove regole introdotte.

Andiamo a vedere, nel dettaglio, quali sono i punti salienti che interessano i consumatori, le tariffe di telefono fisso o mobile o che avranno un impatto diretto sull’offerta di accesso alla rete Internet.

Sommario

Tetto ai costi delle chiamate e SMS internazionali in Europa

Si è partiti con l’abolizione del roaming per le telefonate mobile dell’anno scorso. Con il nuovo Codice Europeo delle Telecomunicazioni, si potrebbe arrivare a una normalizzazione delle tariffe degli operatori per chiamate e SMS all’interno dell’Unione Europea. Il nuovo testo, infatti, prevede un tetto massimo di spesa per il traffico voce e i messaggi, restringendo la discrezionalità nelle politiche di prezzo degli operatori europei.

  • Limite massimo costo per chiamate in Europa: 19 centesimi al minuto.
  • Limite massimo costo SMS in Europa: 6 centesimi a messaggio.

Per capire la portata di questo intervento, basti sapere che, attualmente, le tariffe per le chiamate internazionali variano dai 5 agli 80 centesimi, senza contare lo scatto alla risposta.

Spinta sulla fibra ottica pura: investimenti e incentivi per gli operatori wholesale

Le infrastrutture in fibra ottica sono la chiave strategica per lo sviluppo economico e sociale di oggi e di domani. Oggi, per l’accesso diffuso alla rete ultra broadband da postazioni fisse; domani, per la copertura della rete 5G, driver dell’innovazione digitale in diversi settori (applicazioni consumer, industria 4.0…).

Il legislatore europeo ha voluto puntare, con investimenti e incentivi, su un modello imprenditoriale che in Italia abbiamo iniziato a conoscere da poco tempo, ma con grande successo: quello del wholesale only, il fornitore d’infrastruttura in fibra spenta. La strategia è chiara: quella di superare gli impedimenti alla diffusione e all’accesso alla fibra FTTH dovuti a interessi particolari che, finora, hanno caratterizzato il mercato. A fronte di reti proprietarie di un singolo operatore (come nel caso della rete che TIM ha deciso ultimamente di scorporare) alle quali gli operatori concorrenti sono forzati a chiedere accesso, si contrappone un modello nel quale è presente uno o più grossisti imparziali, ai quali tutti gli operatori devono rivolgersi in modo paritario. Premessa necessaria per lo sviluppo di un reale mercato concorrenziale. In questo senso vanno anche le facilitazioni previste dal regolamento per i co-investimenti in connessioni ultra broadband.

Si parla solo di fibra FTTH? In realtà no, nel rispetto del principio di Technology Neutrality. Il riferimento è a tutte le tecnologie NGA (Next Generation Access) che permettono, comunque, la disponibilità di banda ultralarga. In questa “famiglia” vengono comprese anche le architetture miste fibra-rame con uno elevato standard di velocità di download. Superiore, per intenderci alla diffusissima FTTC italiana.

Internet diritto universale

Nelle intenzioni della DG Connect (la Direzione Generale UE competente in materia di mercato unico digitale, Internet e innovazione digitale) il nuovo Codice Europeo delle Telecomunicazioni getta le basi per l’evoluzione socio-economica di tutta l’Unione. Con la diffusione dei servizi online fondamentali in settori come istruzione, sanità, e-gov, banking, Internet diventa sempre più un diritto. Per questo deve essere accessibile universalmente.

Le voci contro

Secondo Etno (l’Associazione europea delle telco), il nuovo regolamento va nella direzione esattamente opposta a quella sperata. L’aggiunta di complessità e onerosità all’industria può mandare in stallo la spinta agli investimenti nelle infrastrutture. Il disappunto è stato espresso anche da Gsma, che si unisce al coro di Etno, definendo il regolamento un'”occasione persa”.

Orientamento al 5G

Nel nuovo regolamento europeo non manca il riferimento alla “Next Thing” del settore TLC: il 5G. Mentre in Italia l’AgCom definisce le regole per l’assegnazione delle frequenze, dall’Europa arriva un’indicazione importante sulla durata delle licenze d’uso: deve essere ventennale (gli operatori avevano chiesto una licenza di venticinque anni). Inoltre, tutto lo spettro deve essere reso disponibile entro il 2020.

Tutela del consumatore

Una parte importante del nuovo Codice Europeo delle Telecomunicazioni è dedicata alla tutela del consumatore. Oltre a introdurre il principio di diritto d’accesso a Internet per servizi essenziali e per la possibilità di accedere alla digital economy, il testo sottolinea alcune aree di miglioramento del mercato:

  • Promozione della maggiore trasparenza tariffaria e una migliore comparazione delle condizioni contrattuali.
  • Protezione dei consumatori che scelgono pacchetti in bundle.
  • Semplificazione del cambio operatore e della portabilità del numero; riparazioni in caso di problematiche durante la migrazione.
  • Parità di accesso alle comunicazioni per le persone con disabilità.

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