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Auto elettrica senza garage: cosa si rischia?
di Fabio Caliendo | 01-07-2026 | News e Varie, News NoleggioLasciare un'auto elettrica per strada, può essere "fastidioso". Senza garage, cosa si rischia? Ecco cosa c'è da sapere

Quante volte sentiamo parlare le persone, il più delle volte durante chiacchiere da bar, della pericolosità delle auto elettriche e dei relativi rischi. Le auto elettriche sono rischiose? No, vengono sottoposte a test su test e non sono da ritenersi assolutamente rischiose. Certo, gli accumulatori vanno in fiamme raramente, però, quando succede, le fiamme sono più difficili da spegnere. Le auto elettriche, dunque, non prendono fuoco più facilmente delle auto termiche. Quali sono i rischi?
Sommario
Combustione? È la cosa più critica
Come saprete, la batteria si compone di una serie di celle, decine se non centinaia. Sono disposte una a fianco all’altra, all’interno di un alloggiamento a tenuta stagna e resistente al fuoco. Purtroppo, se una di queste celle si rompe, vuoi per un urto, vuoi per un malfunzionamento elettrico, si surriscalda e, generalmente, esplode. Con lo scoppio si produce una grande quantità di gas e di calore. Pensate che, in pochi decimi di secondo, si superano i 600 gradi centigradi e arrivare a 1.000 gradi è un attimo. La realtà è che basta superare la soglia critica dei 130-150 gradi perché i primi componenti di una cella inizino a sciogliersi, con le relative conseguenze.
Va poi detto che, una volta iniziata la combustione, non è richiesto ossigeno proveniente dall’esterno. Le celle, infatti, bruciando, rilasciano dei gas che alimentano autonomamente le fiamme. Fermare l’incendio diventa davvero difficile. Da una cella prendono fuoco le altre, fino a bruciare l’intero veicolo. L’unica soluzione è cercare di mantenere le temperature più basse possibile.
La soluzione numero uno è quella delle schiume antincendio. Sono una specie di coperta che va a soffocare le fiamme. Tolgono ossigeno, ma sono poco efficaci. Come detto, gli elementi chimici all’interno delle celle bruciano da soli e senza ossigeno. Inoltre, non si riesce a raggiungere l’incendio all’interno. Ricordiamo che la batteria è chiusa ermeticamente ed è, giustamente, impermeabile. Sistema numero due: i cosiddetti “piercing nozzle”. Si tratta di dispositivi dotati di ugelli. Posizionati sotto il veicolo, spruzzano acqua direttamente sul fondo dell’auto, cercando di raffreddarla. Cosa non fare? Non usare né estintori a polvere né coperte antincendio, tanto per iniziare.
Detto questo, anche una normalissima auto a carburante classico è pericolosa. Può prendere fuoco per un guasto all’impianto elettrico e può anch’essa, altrettanto difficilmente, esplodere in caso di incidente… Insomma, la differenza è che i Vigili del Fuoco sono preparati a intervenire sulle auto standard, perché lo fanno da oltre 50 anni, mentre per le elettriche c’è ancora “da studiare”. Tempo al tempo, anche se ormai, di elettriche per strada, ce ne sono davvero tante.
Per strada, le elettriche…
A proposito di “per strada”, se non si ha un garage, quali sono i rischi? Il problema più grande è sicuramente quello dei furti. Le auto elettriche? Sì, le batterie. Questo è dovuto al costo degli accumulatori, a dir poco spropositato. Sul mercato nero sono dunque ricambi richiesti, soprattutto per le auto molto vendute.
L’altro rischio è quello di dover pagare non poco l’energia per fare “il pieno”. Possedere un’auto elettrica senza un box privato comporta ovviamente una maggiore dipendenza dalla rete pubblica. Questo, in soldoni, si traduce in costi di ricarica molto più alti. Siamo nell’ordine del “fino al 60% in più”. Non è un rischio, ma sicuramente è una rottura di scatole perdere tempo nella ricerca di stalli liberi per ricaricare la nostra amata batteria.
C’è poi da considerare un degrado più rapido della batteria, se non si adottano le giuste precauzioni. In ogni caso, i costi di ricarica elevati derivanti dall’utilizzo esclusivo delle colonnine pubbliche eliminano il vantaggio del “pieno a casa”. Se poi parliamo delle colonnine “Fast” o “Ultrafast”, quelle in corrente continua, il costo può anche arrivare a superare quello di un’auto a benzina. Pensiamo poi se, tornando la sera a casa, troviamo lo stallo occupato. Potrebbe significare ritrovarsi senza la carica necessaria per l’indomani. C’è poi la possibilità che lo stallo non sia funzionante. Le colonnine pubbliche non sempre funzionano al 100%. E non consideriamo l’eventualità che possano essere occupate abusivamente da veicoli termici o da elettriche che hanno già terminato la ricarica.
Caro vecchio box auto
Tornando al discorso del degrado, non avere il box e, dunque, parcheggiare l’auto elettrica in strada può causare non pochi problemi. Di cosa parliamo? Dello stress termico. Lasciare l’auto parcheggiata all’aperto d’estate, con temperature molto alte, o d’inverno, sottozero, accelera il decadimento naturale della batteria e ne riduce l’autonomia istantanea. Le batterie agli ioni di litio non amano soprattutto il freddo: le reazioni chimiche interne subiscono infatti un rallentamento. La resistenza interna aumenta. Risultato: allo stesso livello di carica, la fornitura di energia risulta inferiore rispetto a quando le temperature sono più elevate.
Nuovi e recenti studi provano tutto questo. Con il freddo estremo, a 20 °F, ovvero -6,6 °C, le elettriche mostrano una riduzione media dell’efficienza del 35,6%, con una perdita di autonomia stimata del 39%. Le ibride, invece, registrano un calo medio del 22,8% nei consumi. Al contrario, con il caldo estremo, a 95 °F, ovvero 35 °C, la situazione cambia, seppure con effetti decisamente inferiori. Le elettriche perdono in media il 10,4% di efficienza e l’8,5% di autonomia rispetto alla temperatura di riferimento. Le ibride, invece, registrano un calo medio del 12% nei consumi, quindi leggermente superiore in termini relativi.
Attenzione a…
Attenzione poi alle prese di casa e ai relativi cortocircuiti e incendi. Non è assolutamente vietato collegare l’auto alla presa di casa, Schuko, ma è sicuramente sconsigliato, per via del “troppo calore”. Si può valutare, ma con delle prese rinforzate. Non è poi assolutamente da prendere in considerazione l’idea di utilizzare delle prolunghe non certificate. Ricordate che le prese domestiche non sono progettate per erogare 10-16 ampere ininterrottamente per ore. Il forte rischio di fusione della plastica, cortocircuiti e principi d’incendio fa propendere per altre soluzioni.
Il box, con una Wallbox, è dunque l’opzione numero uno. Ricordate però che potete rischiare l’appropriazione indebita. Collegarsi alla presa condominiale per ricaricare l’auto è un reato perseguibile penalmente. Ove possibile, sfruttate il Bonus colonnine. Se avete un posto auto assegnato in cortile o su un’area privata scoperta, potete richiedere gli incentivi per installare una Wallbox (qui è spiegato cosa sono), beneficiando del Bonus Colonnine Domestiche (scopri qui tutto quello che c’è da sapere).
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