Cambiare operatore telefonia costerà di meno, parola di AgCom

Cambiare operatore telefonia costerà di meno, parola di AgCom
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di | 28-05-2018 | Internet ADSL e Fibra, Leggi Norme Regole, News e Varie

Se vi è mai capitato di rinunciare a una buona offerta Internet e telefono, per il solo fatto di non voler pagare penali di recesso più o meno esplicite, sappiate che non siete un caso raro. E se n’è accorta anche l’AgCom che, nella sua attività di vigilanza, ha scovato, tra le condizioni economiche imposte dai vari operatori, costi di recesso e cambio gestore esorbitanti. Un modo efficace, da parte degli operatori del mercato, per dissuadere il cliente uscente, ma anche un modo per distorcere le dinamiche della libera concorrenza e ostacolare le libere scelte dei consumatori.

Sommario

I tre “costi di deterrenza”: ecco quali sono

Intendiamoci: per le società, chiudere un contratto d’abbonamento, che anche preveda la rateizzazione di prodotti (modem, smartphone…), è senz’altro una spesa amministrativa da sostenere. Tuttavia, secondo quanto riscontrato dall’AgCom, i costi per il recesso o per il cambio operatore sono ingiustificatamente alti. Ma, di quali costi stiamo parlando?

  • Costo di recesso di base – Si tratta della somma da corrispondere alla chiusura del contratto. Solitamente si tratta di una cifra fissa che si aggira tra i 40 e i 50€.
  • Costo di disdetta prima della scadenza – Abbandonare un operatore prima della conclusione del periodo di fornitura, ha un costo aggiuntivo. In molti casi, il fornitore chiede al cliente la restituzione di tutti i benefici economici derivanti dalla sottoscrizione dell’offerta. Quindi vale a dire, il pagamento della differenza tra il prezzo pieno e il pezzo in offerta per tutti i canoni corrisposti fino al momento del recesso anticipato. Di fatto, si tratta di un vincolo importante.
  • Rate residue – Per chi sta pagando a rate un dispositivo acquistato in abbinamento al servizio Internet e telefono. Al recesso o al passaggio ad altro operatore, viene chiesto al cliente di pagare, in un’unica soluzione, tutte le rate residue.

Primo errore degli operatori: poca trasparenza

Mettere in evidenza, in ogni offerta, tutte le condizioni economiche sarebbe impossibile. Tuttavia, è vero che, anche chi è abituato a fare attenzione ai “dettagli” contrattuali, può avere difficoltà a reperire tutte le informazioni relative ai costi di recesso o cambio operatore, tra i documenti informativi delle singole offerte. Da questo punto di vista, secondo l’Autorità, i provider hanno peccato di scarsa trasparenza.

Il caso virtuoso di Fastweb

Il nuovo corso di Fastweb, caratterizzato dalla comunicazione #NienteComePrima, punta tutto sulla trasparenza e la correttezza nei confronti dei clienti. Quello dei costi vincolanti è, senz’altro, un buon banco di prova per testare la sincerità delle intenzioni.

Nelle offerte attive nel momento in cui si scrive, tra le condizioni proposte, alla voce “Niente costi nascosti e niente sorprese”, si scopre che l’attivazione e il modem sono gratuiti (nessuna rata vincolante), nessun addebito viene richiesto per recesso anticipato e, per la disattivazione, il cliente uscente dovrà versare 59€. Al di là della valutazione economica di questa ultima voce di costo, tutto è indicato chiaramente ed è accessibile a tutti. Trasparenza e correttezza sono valori aggiunti che il mercato ha imparato ad apprezzare e premiare.

Costi di recesso e passaggio ad altro operatore: le linee guida

Con riferimento ai tre costi di cui sopra, l’AgCom ha individuato alcune irregolarità nella loro ratio. Un elemento che rende iniquo il pagamento che il cliente deve corrispondere. Per questo ha stilato delle linee guida che, da una parte, riportino in carreggiata le condizioni economiche proposte dagli operatori e, dall’altra, permettano al consumatore di valutare la correttezza dei cavilli contrattuali.

Attualmente le linee guida sono aperte per la consultazione e il confronto tra AgCom e operatori. Un confronto che andrà avanti fino al prossimo luglio, quando le nuove regole diventeranno vincolanti.

Andiamo a vedere, nel dettaglio, cosa stabiliscono.

  • Linee guida sul costo di recesso di base – La somma dovuta al recesso del contratto dovrebbe essere calcolato sulla base delle reali spese amministrative che gli operatori devono sostenere per la gestione della pratica di chiusura della fornitura. Inoltre, non dovrebbe superare il valore dei canoni mensili rimanenti fino a fine contratto.
  • Linee guida sul costo di disdetta prima della scadenza offerta – Il valore richiesto dagli operatori deve essere equo e proporzionale al valore del contratto. Meno mesi mancano alla scadenza del contratto, meno si dovrebbe pagare. Con le logiche attuali, avviene esattamente il contrario.
  • Linee guida per le rate residue – Non è corretto che gli operatori impongano il pagamento delle rate restanti dei dispositivi in un’unica soluzione. Deve essere permesso all’utente di continuare a pagare a rate. Nella disdetta, inoltre, non devono essere presenti rate legate all’attivazione della linea e al pagamento di dispositivi che l’utente non può utilizzare con altri operatori (vedi il modem).

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