Cucinare in alta quota: i consigli di Daniele Nardi per risparmiare sul gas

Cucinare in alta quota: i consigli di Daniele Nardi per risparmiare sul gas
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di | 08-01-2019 | News e Varie

Sommario

Ci sono gesti che compiamo quotidianamente, senza pensarci un attimo. Tuttavia, anche il gesto più banale, come accendere un fornello del gas per cucinare, in alta quota diventa un’occasione per preoccuparsi del risparmio e dell’ottimizzazione del consumo.

Lo sa bene Daniele Nardi, che ora si trova al Campo Base del Nanga Parbat, a 4.100 metri d’altitudine e sta lavorando duro per allestire Campo 1, a 4.700 metri, Campo 2 a 5.100m e nei prossimi giorni forse anche Campo 3 a 5.650m. In quei 21 Kg di carico da portare nello zaino al Campo 1, ci sono anche fornello, cibo e bombolette di gas butano/propano che, così miscelati, riducono il rischio di congelamento alle basse temperature che Daniele sta affrontando (dai meno 20°C del campo base ai meno 50° della vetta). Perché anche a 4.700 metri sul livello del mare, per sopravvivere, bisogna cucinare. Proprio come a casa.

A differenza di chi cucina in casa, però, lassù la preoccupazione non sono le bollette del gas, ma la scorta di bombolette di gas di butano/propano, che non risultano vitali solo per preparare un pasto caldo (come scopriremo qui su ComparaSemplice.it).

Affrontare un’impresa come quella della scalata del Nanga Parbat via sperone Mummery significa anche pianificare nel dettaglio questo aspetto, preparando la scorta di bombolette. Sbagliare la stima di consumo del gas, a quelle altezze in cui le temperature possono raggiungere i -20°C, può fare la differenza tra la vita e la morte.

Come si cucina in alta quota? Quali sono gli accorgimenti necessari per risparmiare gas? Ce lo spiega Daniele Nardi, grazie alla sua lunga esperienza di scalata alpinistica alle vette che superano gli 8.000 metri in tutto il mondo.

Il fornelletto in alta quota: un alleato vitale

Chiunque abbia campeggiato in situazioni anche meno estreme di quelle che Daniele Nardi sta affrontando in questi giorni, sa bene quanto è gradito un pasto caldo al calare del sole, prima di chiudersi nel sacco a pelo per una lunga notte al freddo. Poter contare su un fornelletto efficiente è fondamentale e non solo per mangiare.

A differenza di quanto serve per un campeggio a quote più basse, oltre i 4.000 metri il fornello deve garantire alcune caratteristiche necessarie per affrontare le condizioni climatiche avverse. Freddo e vento non aiutano a cucinare all’aperto: la fiamma si può spegnere e anche il butano/propano può gelare nella bomboletta o può essere meno efficiente se esce freddo. Non c’è da dimenticare, inoltre, che Daniele, fedele al suo stile alpino di scalata, non utilizza portatori e deve caricarsi tutta l’attrezzatura in spalla. Ciò esige un peso contenuto del bagaglio e richiede di non trascurare neanche un grammo in più o in meno.

Per questo, Daniele ha selezionato un fornelletto leggero, protetto contro il vento e in grado di scaldare il gas prima di uscire nel bruciatore.

Attrezzatura ghiacciata nella tenda di Daniele Nardi (si può notare una bombola del gas propano/butano ghiacciata)

Cucinare in alta quota: l’acqua

In un’impresa come quella della scalata del Nanga Parbat, è impensabile portarsi dietro una scorta d’acqua. Tuttavia, come tutti sanno, l’acqua è fondamentale per la sopravvivenza.  Per idratarsi e per reidratare il cibo liofilizzato che costituisce la dieta dello scalatore.

Per fortuna, lassù, l’acqua non manca di certo, ma è in stato solido. Neve e ghiaccio devono essere sciolti e, al liquido che se ne ricava, devono essere aggiunti i sali minerali o il cibo liofilizzato per preparare da bere e da mangiare. Quindi, il gas è fondamentale anche per dissetarsi e riacquistare le forze.

Quando bolle l’acqua in alta quota?

Il punto d’ebollizione dell’acqua non è lo stesso a ogni altitudine. È influenzato dalla pressione esterna. A livello del mare, l’acqua bolle a 100°C. Con il diminuire della pressione (salendo in montagna), l’acqua bolle a temperature più basse.

All’altitudine del Campo 1 (4.700 mslm) sul Nanga Parbat, la temperatura di ebollizione dell’acqua è circa 84°C. Si potrebbe pensare che sia un considerevole risparmio di gas: una fortuna per Daniele Nardi e gli altri scalatori della spedizione. Tuttavia è da tenere in considerazione che, data la temperatura inferiore di ebollizione, i cibi impiegano più tempo a cuocere e, date le temperature esterne, il gas da impiegare per far raggiungere all’acqua la temperatura d’ebollizione sarà maggiore.

Cosa abbiamo imparato fino a qui?

  • Con l’aumento dell’altitudine, diminuisce la pressione atmosferica
  • Al diminuire della pressione atmosferica, l’acqua bolle a temperature inferiori
  • In condizioni normali, per cuocere la pasta, si attenderà meno per l’ebollizione dell’acqua, ma più tempo per la cottura della pasta (in media, il tempo di cottura del cibo raddoppia ogni 1.500 metri di elevazione)
  • In condizioni estreme bisogna considerare anche la temperatura esterna

Di seguito, una tabella dell’andamento del punto d’ebollizione dell’acqua in base all’altitudine e a temperatura esterna costante.

Altitudine (mslm)Punto d’ebollizione dell’acqua
0100,00°C
50098,38°C
1.00096,73°C
1.50095,06°C
2.00093,38°C
2.50091,67°C
3.00089,95°C
3.50088,20°C
4.00086,43°C
4.50084,64°C
5.00082,83°C
5.50080,99°C
6.00079,13°C
6.50077,25°C
7.00075,34°C
7.50073,40°C
8.00071,44°C
8.50069,45°C

Cucinare in alta quota: il cibo

Una volta portata a ebollizione l’acqua, s’inizia a cucinare. Come abbiamo visto, però, le condizioni non sono le migliori per “sfornare” piatti da chef. Spesso, gusto e cottura non li rendono molto appetibili. In più, c’è l'”effetto altitudine”, che non aiuta a mandare giù i bocconi.

La fame e il pericoloso effetto altitudine

A quote elevate, nella maggior parte dei casi, si perde l’appetito, il senso del gusto viene alterato e si raggiunge prima la sensazione di sazietà. Un effetto che si manifesta, assieme alla perdita di peso corporeo, soprattutto durante le permanenze prolungate in alta quota.

Sommati allo scarso gusto della cucina da campo, la riduzione dello stimolo della fame e il calo di peso corporeo per l’altitudine, sono una combinazione che può risultare fatale. Soprattutto per chi, come Daniele Nardi e i suoi compagni di spedizione, ha bisogno di energie fisiche e mentali per affrontare le scalate e grasso corporeo per isolarsi dal freddo intenso. L’attività fisica in condizioni estreme può richiedere fino a 6.000 calorie al giorno, quindi è necessario ricorrere a qualche stratagemma per mangiare quanto è necessario ad affrontare la sfida posta dallo sperone Mummery.

Liofilizzati, barrette e pentole a pressione

I prodotti liofilizzati sono un’ottima soluzione per chi vuole mantenere lo zaino leggero durante un trekking di più giorni o una scalata. Inoltre, possono offrire una ricca varietà di nutrienti e di gusti che, altrimenti, non sarebbe possibile. Per prepararli, Daniele sfrutta l’ebollizione dell’acqua utilizzata per l’idratazione, versandone parte nei contenitori alluminici dei preparati liofilizzati. Mentre il cibo cuoce nelle buste apposite, tali contenitori diventano anche degli scaldini da mettere a contatto con il corpo, dentro la giacca. Un processo nato dall’esperienza, che ottimizza l’energia del gas per preparare da bere, da mangiare e per scaldarsi.

Al campo base ci si può concedere anche un piatto di riso. Per prepararlo superando le difficoltà della cucina d’alta quota, si ricorre a speciali pentole a pressione, che non possono essere portate, per ragioni di peso e ingombro, oltre quota 4.100 mslm, che migliorano le condizioni di cottura. Il riso (come la pasta) offre un buon apporto di carboidrati che sono tanto necessari per rimpiazzare la scorta di glucosio necessaria per il lavoro dei muscoli. Inoltre, una dieta con tanti carboidrati è fondamentale per ridurre gli effetti del “mal di montagna” al quale si è esposti ad alta quota (nausea, confusione, debolezza, disorientamento, perdita di coordinazione).

Non richiedono preparazione, pesano poco, si mangiano in pochi bocconi e garantiscono tanta carica: le barrette energetiche sono delle alleate immancabili di ogni sportivo in situazioni estreme. Tuttavia non forniscono quel pasto caldo che può fare la differenza quando si è esposti tutto il giorno a temperature inferiori ai -20°C.

Cucinare in alta quota: i consigli di Daniele Nardi

“Quando si organizza una spedizione in alta quota, è fondamentale pianificare la logistica della cucina. Il fornelletto, la scorta di bombole di gas, i viveri… Tutto deve essere previsto nel minimo dettaglio, perché sbagliare può costare caro.

Per una spedizione invernale come questa che sto affrontando sul Nanga Parbat, la scorta di gas non mi serve solo per cucinare: grazie al fornelletto da campeggio posso (con estrema attenzione) scaldare la tenda e asciugare i vestiti e gli scarponi bagnati. Per questo prevedo di consumare una bomboletta di butano/propano ogni giorno e mezzo. Quando si tratta di gas, meglio tenersi un po’ larghi per evitare di rimanere senza quando, per cause di forza maggiore, si è costretti a una permanenza più lunga in quota.

Le bombolette di gas butano/propano, nelle spedizioni invernali congelano parzialmente, bloccando la valvola che permette il deflusso del liquido infiammabile nel fornello. Questo abbatte drasticamente l’efficienza di combustione (nella mia esperienza anche dell’80%). Per risparmiare il prezioso gas, è dunque necessario scaldare le bombolette (un’operazione che espone a rischio esplosione e che è sconsigliabile effettuare senza esperienza e in condizioni climatiche normali).

Un pasto caldo, come una zuppa – conclude Daniele Nardi – può aiutare a far riacquistare i sali minerali e i liquidi persi durante l’attività fisica e a causa dell’altitudine. Nel caso si affronti una sfida in condizioni estreme è necessario affidarsi a un nutrizionista per poter contare su un’alimentazione adeguata allo sforzo che stiamo chiedendo al nostro corpo e alle reazioni del metabolismo alle condizioni esterne.”

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