Differenza tra Mild Hybrid e Full Hybrid: che cosa cambia?

di | 24-06-2026 | News e Varie, News Noleggio

Qual è la differenza tra mild e full hybrid? Ecco tutto quello che c'è da sapere

Differenza tra Mild Hybrid e Full Hybrid: che cosa cambia?
Confronta

Se siete interessati ad un’auto nuova, entrate in una concessionaria e la prima cosa che vi chiederà il venditore sarà: “Sta cercando un’auto ibrida?“. Fin qui, tutto bene. Tutti sappiamo che significa che, accanto al motore termico, c’è anche quello elettrico. Il “problema”, però, si presenta alla seconda domanda: “Vuole una mild o una full hybrid?“. Lì… è panico. Cosa diavolo mi avrà mai chiesto? Cosa significa mild o full hybrid? Il termine hybrid indica una tecnologia, come abbiamo già visto, ma mild e full sono diverse tra loro. In comune c’è solo il discorso dei “due differenti motori”: uno a benzina (o, raramente, a gasolio) e l’altro elettrico. Una simbiosi, dunque, che ritroveremo anche sul libretto di circolazione, sotto il codice P.3, “IBRIDO”.

Oggi l’ibrido conviene? All’atto dell’acquisto no, visto che un’auto a sola benzina costa meno, ma le cose cambiano se guardiamo agli incentivi ed alle agevolazioni. In ogni caso, la mild è più economica, vista la semplicità del sistema, mentre la full ha un prezzo differente, visto che sono in ballo più componenti, nonché una batteria decisamente più grande. Andiamo per gradi e cerchiamo di capire di cosa si tratta, in modo da poter poi acquistare l’auto che fa per noi e per il relativo utilizzo.

Simili, ma diversi

Fare confusione è facile. Del resto, proprio i mild hybrid (detti anche “ibridi leggeri”) ed i full hybrid sono i sistemi più diffusi oggi. Detta in due parole, la differenza sta nella potenza e in ciò che realmente fa il motore elettrico. I sistemi mild possono anche essere definiti MHEV ed il loro utilizzo è limitato. Non si può dunque viaggiare con il motore termico spento, se non per pochi metri. Gli ibridi “full”, invece, abbattono notevolmente i consumi, poiché si può “viaggiare” in elettrico. Sono più complessi e, di conseguenza, hanno un costo superiore. Sul mercato se ne trovano tanti, sia dei primi sia dei secondi, ma entriamo più nello specifico.

Mild hybrid: com’è fatto

Il mild hybrid è, come abbiamo capito, il sistema più semplice ed infatti sia il motore elettrico sia la batteria hanno dimensioni e potenza piuttosto limitate. Va da sé che peso e costi saranno contenuti, al pari del contributo alla riduzione dei consumi. Questo perché il motore elettrico funziona soltanto da starter per avviare il motore principale e lo assiste in partenza ed in accelerazione. “Aiuta”, dunque, e nulla di più.

Il sistema mild hybrid, dunque, prevede un piccolo motore elettrico che raramente è capace di provvedere da solo a far spostare il veicolo, se non durante le sole manovre di parcheggio. Si ricarica in decelerazione ed in frenata, quindi non vi è alcuna possibilità di ricaricare la batteria dall’esterno. Come dicevamo, ci sono delle rare eccezioni o, meglio, dei sistemi particolari. Su alcune auto di grandi dimensioni si sfrutta un impianto a 48 volt, anziché a 12 come su altri modelli, e così viene offerta anche la funzione di veleggiamento. Parliamo dunque di marcia a velocità costante, solitamente non superiore ai 120 km/h, con il propulsore endotermico spento e quello elettrico che fa il possibile per sopperire.

Mild hybrid: qualche esempio

Vale la pena fare qualche esempio per capire da chi e dove venga applicata la tecnologia mild hybrid. Pensiamo alla gamma Stellantis, con la Fiat 500, la Panda o la Lancia Ypsilon Hybrid. Pensiamo alla Ford Puma o addirittura all’intera gamma Suzuki. Oltre a Swift ed Ignis, ora anche S-Cross e Vitara offrono il nuovo sistema a 48 V.

Ci sono poi esempi nei quali il mild hybrid offre capacità leggermente superiori, come la tecnologia e-Boxer di Subaru: qui abbiamo la capacità di far partire l’auto con la sola spinta del motore elettrico e di farle percorrere fino a 1,6 km, raggiungendo un massimo di 40 km/h. Nominiamo poi ancora Stellantis, con il 1.5 benzina di Jeep Renegade, Compass e Alfa Romeo Tonale, così come l’ultimo 1.2 da 136 CV. In modalità elettrica si percorre un chilometro, un chilometro e mezzo, il tutto per risparmiare carburante.

Full hybrid: com’è fatto

Abbiamo già detto che, sulle auto full hybrid, la potenza del motore elettrico e delle batterie è tutt’altra cosa. Ci si può spostare per diversi chilometri in elettrico e, soprattutto nella guida cittadina, registreremo la continua alternanza tra motore elettrico e termico. Decelerazioni e frenate andranno a ricaricare il sistema e si “girerà” il più possibile in modalità elettrica. Un esempio su tutti? La capostipite del sistema, la Toyota Prius, ed i vari modelli ibridi di Toyota, Lexus e Hyundai, come la Kona.

Certo, l’auto peserà di più, ma percorrere chilometri e chilometri in elettrico compensa ampiamente la cosa. Le motorizzazioni full hybrid si possono poi dividere in due sottocategorie: ibrido parallelo e ibrido seriale. Iniziamo dal primo, nel quale motore termico ed elettrico lavorano parallelamente. Entrambi possono dare trazione alle ruote, insieme o da soli, per poi alternarsi a seconda della potenza richiesta. È la tecnologia più utilizzata da marchi come Toyota, Lexus, Suzuki e Kia.

Quanto all’ibrido in serie, è il solo motore elettrico a spostare l’auto. Il termico ha la sola funzione di generatore, per ricaricare la batteria, quindi si sfruttano la potenza e la coppia dell’unità elettrica per muoversi effettivamente. Il sistema e-Power utilizzato da Nissan è il più noto. La via di mezzo esiste? Sì, ed è quella della Honda Jazz e:HEV. L’elettrico funziona da solo fino agli 80 km/h ed il termico pensa a ricaricare la batteria. Sopra gli 80 km/h, il sistema chiude una frizione e il motore 1.5 viene collegato direttamente alle ruote motrici.

Auto mild hybrid e full hybrid: quale scegliere

Tendenzialmente, se non si ha un budget iniziale elevato, la scelta ricade ovviamente sul mild hybrid. Un esempio è quello della Fiat Panda, oggi uno dei modelli più economici e semplici. Ha inoltre il cambio manuale e non c’è il solito CVT. Chi ha un budget più alto potrà invece guardare ad una full hybrid, per poi risparmiare successivamente, visti i consumi più bassi.

Chiaramente, in un momento in cui sono disponibili degli ecoincentivi, bisogna fare attenzione e valutare bene gli sconti ed il relativo “recupero” che ci offre lo Stato. Ricordatevi, in ogni caso, di non confondere quanto scritto sopra con le ibride plug-in. Queste non solo montano una batteria decisamente più grande, ma richiedono la ricarica mediante una fonte esterna, come le auto elettriche. Costano molto di più, ovviamente.

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