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Filtro antiparticolato intasato: sintomi, soluzioni e costi
di Fabio Caliendo | 23-07-2026 | News e Varie, News NoleggioIl FAP quando si intesa crea "momenti spiacevoli". Ecco tutto quello che c'è da sapere, dai sintomi dell'auto alle soluzioni, nonché i costi per sistemare le cose

FAP, questo…”conosciuto”. Se ne sente parlare troppo spesso. Quasi sempre, se abbiamo un’auto diesel e avvertiamo prestazioni inferiori durante la marcia, o peggio notiamo del fumo nero uscire dallo scarico, il colpevole è il filtro antiparticolato intasato. Chiamatelo FAP, chiamatelo filtro antiparticolato: il significato non cambia. Se si intasa, la vostra auto andrà male. Vediamo dunque insieme i sintomi, le soluzioni e gli eventuali costi.
Sommario
FAP: a cosa serve?
Ma perché, se questo FAP si intasa e fa andare male il motore, dobbiamo averlo? Insomma, a cosa serve il FAP? La funzione del FAP è una e soltanto una: serve a ridurre le emissioni nocive dei gas di scarico. La funzione di questo filtro FAP, dunque, è quella di cercare di intrappolare il più possibile le polveri sottili, denominate particolato. Queste ultime sono causate proprio dalla combustione dei carburanti e il FAP cerca di impedire che queste microparticelle possano disperdersi nell’ambiente, causando ovviamente un inquinamento molto nocivo.
È dunque abbastanza logico che, per far sì che il filtro antiparticolato si mantenga efficace, sia necessario che rimanga il più possibile pulito. Se vanno ad accumularsi troppe polveri, il FAP andrà ovviamente a tapparsi. Con accumuli eccessivi, si abbasserà notevolmente il potere filtrante del filtro stesso, con le logiche conseguenze negative sulle prestazioni dell’autovettura.
Filtro antiparticolato intasato: perché succede
Perché mai il FAP dovrebbe intasarsi? Diciamo che l’intasamento del filtro antiparticolato avviene più velocemente perché si utilizza l’automobile in modo non appropriato. In quali casi? Ad esempio, sarà soggetto a problemi chi percorre in particolare diversi tratti urbani, quindi brevi tratti. Chi si ferma spesso, chi va molto piano a livello di velocità… Tutto questo porta a intasare il filtro, poiché il FAP stesso si intasa dopo poche centinaia di chilometri percorsi nelle condizioni di cui sopra.
È da considerarsi normale? Beh, decisamente no, visto che è un diritto del consumatore poter andare piano o usare l’auto anche tutto il giorno per spostarsi da un isolato all’altro e fermarsi tutte le volte che vuole. Fatto sta che questo sistema va in sofferenza. Insomma, questo tipo di motore nasce per fare chilometri su chilometri e dunque non è adatto a chi gira prevalentemente in città.
Come si compone il FAP?
È poi piuttosto normale chiedersi cosa sia e come sia composto il FAP. Bene, il filtro antiparticolato è così composto: in questa scatola troviamo un corpo ceramico a nido d’ape. Questo va a filtrare il flusso dei gas di scarico, in modo da inquinare il meno possibile. Quando si intasa, le microparticelle restano intrappolate e con il tempo vanno a chiudere i pori del filtro stesso. Così facendo, si genera una contropressione che aumenterà con il relativo deposito di particolato. Ad un certo punto, quando il filtro va a tapparsi quasi completamente, la centralina del motore attua la cosiddetta rigenerazione automatica del filtro FAP, o autorigenerazione. Un processo automatico, dunque, ma perché non basta?
Come detto, un filtro FAP intasato dovrebbe rigenerarsi automaticamente. A volte, però, può non bastare. Come ce ne accorgiamo? La prima cosa sarà l’accensione della spia FAP sul cruscotto. L’auto poi perderà potenza e le prestazioni saranno infatti ridotte. Il motore tenderà ad ingolfarsi, fino a calare di regime. La fase successiva sarà la fuoriuscita di fumo nero dal tubo di scarico. Perché il motore perde potenza? Perché i gas di scarico non riescono a defluire verso l’esterno come dovrebbero. Il filtro, se tappato, va così ad ostacolare il corretto circolo dell’aria nel motore. A questo punto si accenderà la spia, se la rigenerazione non riesce a funzionare.
FAP intasato: le soluzioni
Come già detto, la rigenerazione del FAP, ossia la sua pulizia, avviene solitamente in automatico. Un qualcosa che mediamente “accade” ogni 400 o 600 chilometri circa, a seconda di quanto particolato si andrà ad accumulare. È un processo che avviene in pochi minuti e che solitamente non ci fa avvertire differenze particolari durante la guida. Può capitare, ma sulle prime auto che adottavano questo sistema, che la spia del FAP si accenda durante la pulizia/rigenerazione automatica. Nulla di preoccupante, dunque.
Il consiglio è quello di effettuare l’autorigenerazione percorrendo strade a scorrimento veloce, magari sui 70/90 km/h, meglio se con il motore a circa 3.000 giri/minuto, fino allo spegnimento della spia stessa. Naturalmente, se la spia non si spegne ed il propulsore dell’auto risulta essere in recovery, il filtro FAP dovrà essere oggetto di cure da parte di uno specialista. Quest’ultimo procederà ad una rigenerazione forzata o, nel peggiore dei casi, alla sostituzione del filtro stesso. Diciamo che mediamente basta una rigenerazione forzata del FAP o un lavaggio con prodotti specifici. In che modo? A veicolo fermo, il tecnico, tramite un software, comanderà alla centralina motore di effettuare la rigenerazione. Un’operazione da 10-15 minuti, con il motore su di giri per cercare di spurgare il filtro. Con un additivo introdotto nel motore, il filtro si pulirà.
FAP: rimozione, è legale?
Perché non rimuovere il FAP? Semplice, perché è assolutamente illegale! Questa pratica è punita sia con sanzioni sia a livello penale, perché è considerata un reato ambientale. La rimozione del FAP, poi, porterà l’auto ad emettere fumo grigio. Si parla di sanzioni che vanno dai 430 ai 1.731 euro, con sequestro del libretto di circolazione e obbligo di revisione.
E le auto a benzina?
Anche le auto a benzina hanno il FAP, ma perché non si intasano? La spiegazione non è difficile. I filtri antiparticolato dei motori a benzina, chiamati anche GPF (Gasoline Particulate Filter), prevedono una rigenerazione spontanea, poiché la combustione genera temperature superiori dei gas di scarico. Nulla di particolare da fare, dunque, poiché avviene tutto in modo automatico. Questo perché i motori a benzina producono meno particolato rispetto a quelli a gasolio in condizioni di guida normale.
Al contrario, il FAP diesel, anche conosciuto come DPF – Diesel Particulate Filter, deve giocoforza effettuare una procedura di rigenerazione diversa. Deve per forza alzare temporaneamente la temperatura dei gas di scarico di qualche centinaio di gradi tramite una post-combustione. Chiaramente, questa procedura inquinerà di più rispetto al benzina.
I costi
La pulizia del FAP può costare tra 100 e 400 euro e può ripristinarne l’efficienza senza sostituzione. La sostituzione del filtro può costare invece da 400 a 600 euro, con prezzi che possono arrivare fino a 5.000 euro per i modelli premium. In alcuni casi, la rigenerazione forzata può essere effettuata senza smontare il filtro, come detto, con costi che variano da 150 a 300 euro. Il consiglio è di eseguire correttamente la manutenzione, evitare viaggi brevi e percorrere più frequentemente l’autostrada.
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