Fine maggior tutela: slitta al 2023 il passaggio al mercato libero

di | 11-03-2021 | Energia, News e Varie

Nuovo slittamento per la fine della maggior tutela, che non avverrà più entro la fine di quest'anno per i clienti domestici, come inizialmente previsto.

Fine maggior tutela: slitta al 2023 il passaggio al mercato libero
Confronta

L’ultimo Decreto Milleproroghe approvato dal governo ha stabilito un nuovo slittamento per la fine della maggior tutela. Il regime, infatti, che avrebbe dovuto cessare di esistere in via definitiva entro la conclusione di quest’anno, sarà in vigore per un altro anno, quindi fino al 31 dicembre 2022. Già da ora chi lo desidera ha comunque la possibilità di usufruire di tutti i vantaggi previsti dal mercato libero e scegliere così il fornitore di luce e gas che preferisce senza alcun onere a proprio carico. Non sono previsti nemmeno interventi sul contatore nè periodi di disattivazione dal servizio.

Sommario

Fine maggior tutela: c’è un nuovo slittamento

C’è un ulteriore rinvio per la fine della maggior tutela, un regime che coinvolge ancora milioni di utenti in Italia, nonostante ci sia comunque già la possibilità di passare al mercato libero e di usufruire di tutti i vantaggi che questa misura prevede. In un primo momento questa fase era stata prevista per il 2018, poi forse anche per aiutare chi temeva dovesse fare un salto nel buio (in realtà non è così) si è deciso di rimandare a luglio 2020 e successivamente a fine 2021. Nemmeno questa sarà però la data definitiva: un emendamento contenuto all’interno del Decreto Milleproroghe ha infatti stabilito che tutto sarà rinviato al 2023.

Da qui ad allora gli utenti possono quindi scegliere liberamente se attendere e restare ancora con il mercato tutelato (le tariffe per l’energia in questo caso vengono definite interamente definite dall’Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente (ARERA) o se valutare un altro fornitore tra quelli disponibili. Già da ora la scelta è particolarmente ampia proprio per soddisfare le esigenze del maggior numero di persone, che puntano innanzitutto a risparmiare, ma anche a poter contare su un’azienda che sia in grado di supportare il cliente in tutti i suoi bisogni, imprevisti e guasti compresi. A questo sarebbe comunque sempre bene affiancare anche un comportamento il più possibile attento quando ci si trova tra le mura domestiche. Troppo spesso, infatti, finiamo per commettere errori che possono influire sull’importo che ci ritroveremo in bolletta. Se non sai quali sono, leggendo questo link puoi capire quali sono i più frequenti.

La situazione è invece parzialmente differente per le piccole imprese e le microimprese (quelle con potenza impegnata superiore15 KW). Nel loro caso, è già iniziato il passaggio graduale attraverso la graduale rimozione della tutela di prezzo.  Fino al 30 giugno si resta assegnati al fornitore del servizio di maggior tutela con il quale ha l’utenza attiva, ma a condizioni contrattuali diverse (quelle previste dalle cosiddette offerte PLACET). Dal 1° luglio, se non si avesse scelto un operatore a cui affidarsi per l’energia, si sarà assegnati a un esercente selezionato attraverso aste territoriali.

Mercato tutela proroga: quanti sono gli italiani coinvolti

Nonostante sia già possibile da tempo passare al mercato libero e scegliere tariffa e fornitore a cui affidarsi, sono ancora numerosi gli italiani che sono ancora con il servizio di maggior tutela. Al momento sarebbero circa 15 milioni gli utenti tra clienti domestici (il 44,68% del totale dei punti attivi, oltre 29,6 milioni) e non (il 32,4% di 6,9 milioni di contratti) secondo gli ultimi aggiornamenti diffusi dall’ARERA (Autorità per l’energia, le reti e l’ambiente). Nel loro caso il regime tariffario si aggiorna con cadenza trimestrale, una situazione che può quindi inevitabilmente aumentare l’incertezza in merito all’importo che si ritroveranno da pagare in fattura. Questa è proprio una delle differenze principali rispetto al mercato libero, che prevede un prezzo fisso per la materia prima, in genere per 12 o 24 mesi.

L’Autorità si impegna comunque a essere il più possibile trasparente nei confronti dei clienti e invia così loro periodicamente informative da parte del proprio venditore in relazione al superamento delle tutele di prezzo. Questo elemento è facilmente consultabile in bolletta.

Chi è ancora indeciso e preferisce attendere può comunque stare tranquillo. I disagi vengono infatti ridotti al minimo. Nel caso in cui non si dovesse avere provveduto a passare al mercato libero entro la fine del 2022, il servizio sarà comunque garantito in attesa che venga presa una decisione definitiva (a questo link puoi capire meglio a cosa potresti andare incontro).

Una volta scelto l’operatore, sarà attivo il nuovo contratto. Non sarà nemmeno necessario inviare disdetta, ma anzi sarà l’azienda a occuparsi di ogni aspetto e comunicare al venditore precedente l’intenzione di recedere dall’accordo attivo. Non sono previsti oneri di alcun tipo.

Perché il mercato libero è vantaggioso

Avere una piena consapevolezza delle proprie abitudini di consumo è certamente il primo passo per non sbagliare la scelta del nuovo fornitore con cui sottoscrivere il contratto. Il prezzo è certamente il primo fatto che si prende in considerazione quando si è ancora indecisi, ma non deve ovviamente essere l’unico.

Altrettanto importante è avere la garanzia di affidarsi a un’azienda trasparente e che sia in grado di supportare ogni bisogno del cliente (può essere utile verificare le recensioni presenti online). Un modo di agire che è importante possa esserci anche in caso di guasto o malfunzionamento dell’impianto.

E’ così importante avere la propria bolletta tra le mani e verificare elementi quali la percentuale di consumi nelle diverse fasce orarie e l’andamento negli ultimi 12 mesi. In linea di massima, sarebbe inoltre bene non affidarsi in modo impulsivo alle proposte telefoniche che possono arrivare, ma valutare con calma ogni aspetto. Nessun problema nemmeno se ci si dovesse rendere conto di non avere fatto la scelta giusta. E’ infatti possibile cambiare in ogni momento senza alcun onere a carico, oltre a poter far valere il diritto di ripensamento entro 14 giorni dall’adesione: basta comunicare al nuovo fornitore l’intenzione di voler recedere. Questo permette di agire come se il contratto non fosse mai stato sottoscritto. Per farlo è necessario inviare una richiesta al nuovo fornitore, via email, seguendo le procedure online o compilando i moduli messi a disposizione dallo stesso fornitore. Attenzione, però, questo è valido solo se la sottoscrizione è avvenuta fuori dai locali commerciali del fornitore. È il caso, ad esempio, di contratti al telefono, via internet in un corner situato in un punto vendita.

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