Povertà energetica in UE: Italia tra gli ultimi Paesi, ecco perché

Povertà energetica in UE: Italia tra gli ultimi Paesi, ecco perché
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di | 21-02-2019 | News e Varie

Torniamo a parlare di povertà energetica. Dopo aver visto i dati di Eurostat e l’allarme Istat, continuiamo a seguire un tema che mette in luce una realtà drammatica del nostro Paese: molte famiglie italiane non sono in grado di accedere all’energia necessaria per rendere confortevole la propria abitazione.

Purtroppo non si tratta di un fenomeno marginale: in Italia 3,9 milioni di famiglie sono in condizioni di povertà energetica. In tutta Europa sono 80 milioni, gli abitanti che non possono permettersi il paniere minimo di beni e servizi energetici.

A confermare la diffusione della povertà energetica in Italia, arriva un nuovo studio (il report European Energy Poverty Index) di Open Exp, la coalizione europea per il diritto all’energia dei cittadini.

Sommario

Cosa s’intende per povertà energetica

È un tema che ha raggiunto l’onore della cronaca da poco tempo, ma non mancheremo di sentirne parlare nel prossimo futuro. Forniamo una definizione per inquadrare il problema:

Con il termine Povertà energetica s’intende come impossibilità economica degli individui di accedere a un paniere minimo di beni e servizi energetici necessari per rendere confortevole l’abitazione (climatizzazione invernale ed estiva) e per sopperire ai bisogni di trasporto personale (benzina, costo trasporto pubblico), con conseguenze dirette sul benessere personale e sulla soddisfazione delle necessità socioeconomiche.

Si potrebbe pensare che tali condizioni siano relegate ad aree del mondo distanti da noi, dove sono assenti le reti di distribuzione o la popolazione versa in condizioni di povertà estrema. Tuttavia è una realtà dilagante anche nelle nostre città.

La quota del reddito per la spesa energetica delle famiglie

La quota del reddito impiegata per la spesa energetica delle famiglie europee è in aumento. Tra il 2000 e il 2014, per le famiglie a basso reddito, tale spesa è incrementata del 33%. Le bollette più salate hanno messo in crisi le famiglie già in difficoltà economica.

Cosa incide sul tasso di povertà energetica nazionale

I fattori che determinano il maggiore o minore tasso di povertà energetica sono diversi, ma facilmente identificabili. Si potrebbe pensare che i Paesi UE con un clima poco favorevole e, dunque, con un maggior fabbisogno energetico siano gli sfavoriti. Eppure non è così. Secondo il report di Open Exp, sarebbero i fattori socioeconomici a incidere maggiormente sulla povertà energetica. Tanto che la frattura tra l’Europa ricca e l’Europa povera (energeticamente parlando) ricalca alla perfezione le innumerevoli altre fratture socioeconomiche che caratterizzano i Paesi dell’Unione. “È presente una netta divisione tra i Paesi del Nord Ovest e i Paesi del Sud Est”, sottolinea una nota che accompagna il rapporto. I Paesi con regolamentazioni edilizie più forti e con maggiore PIL pro capite mostrano livelli inferiori di povertà energetica. Ciò espone i cittadini UE meno abbienti alle fluttuazioni dei prezzi dell’energia elettrica e del gas e alla stagnazione dei salari, nonché al pessimo isolamento termico degli edifici. Il risultato è il disagio termico (a volte fatale) sia estivo che invernale.

La soluzione secondo Open Exp

Open Exp sottolina che i provvedimenti di contrasto alla povertà energetica non trovano molto spazio nelle legislazioni nazionali. Gli interventi più decisivi si potrebbero avere nella regolamentazione edilizia, imponendo la costruzione di edifici popolari in grado di produrre più energia di quanta ne consumino e incentivando l’efficientamento energetico degli edifici esistenti.

Dal punto di vista dei trasporti, per alleviare i disagi creati dalla povertà energetica (come l’esclusione socioeconomica), è necessario che i governi cambino paradigma rendendo accessibili ed efficienti i trasporti pubblici, in sharing e la mobilità a emissioni zero (piste ciclabili), nonché incentivare la mobilità elettrica.

L’indice di povertà energetica in Europa

L’indice proposto da Open Exp (European Energy Poverty Index – EEPI) è composto da due sotto-indici: il Domestic Energy Poverty Index (EDEPI) e il Transport Energy Poverty Index (ETEPI). Il primo sotto-indice tiene conto del disagio estivo e invernale nelle abitazioni causato dalla scarsa qualità dell’efficienza degli edifici e dalla spesa energetica rapportata alle entrate della famiglia media. Il secondo tiene conto della limitazione degli spostamenti necessari per esigenze socioeconomiche causata dalla disponibilità e dal costo del trasporto pubblico e dal costo del carburante per la mobilità privata, rapportati alle entrate medie per famiglia.

Fonte immagine: Open Exp

Secondo l’indice proposto da Open Exp, la Svezia risulta il Paese in cui il rapporto tra PIL e spesa per l’energia risulta migliore. All’Ungheria, la maglia nera europea per la povertà energetica.

Fonte immagine: Open Exp

L’Italia si posiziona tra i Paesi meno performanti, all’ultimo posto dei grandi dell’UE. Nell’indice relativo alla povertà energetica domestica, ci troviamo al diciannovesimo posto, con un rapporto tra spesa in bolletta e reddito contenuto, ma con disagi rilevanti legati all’efficienza energetica degli edifici.

Fonte immagine: Open Exp

A conferma di quanto detto, Open Exp ha classificato la problematica del nostro Paese come legata fattori energetici (non sociali). Le soluzioni proposte sono:

  • Supporto finanziario all’efficientamento energetico degli edifici esistenti
  • Tariffe sociali per proteggere le fasce più deboli dal sistema tariffario e da eccessivi rialzi dei costi di luce e gas

Entrambi questi interventi sono stati attuati dal Governo. Se è stato fatto in misura adeguata, potremo scoprirlo nei prossimi rapporti Open Exp.

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