I contacalorie per il riscaldamento. Cosa sono, come funzionano e perché servono

I contacalorie per il riscaldamento. Cosa sono, come funzionano e perché servono
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di | 31-08-2017 | Energia, Leggi Norme Regole

I contacalorie per il riscaldamento centralizzato sono diventati obbligatori per gli impianti di riscaldamento centralizzato dal 30 giugno 2017. Imposti dal decreto di recepimento della direttiva europea 2012/27/UE sull’efficienza energetica – il D.Lgs. 4/07/2014 – il montaggio dei contacalorie sui termosifoni presenti nelle singole abitazioni ha scatenato dubbi e incertezze su un’ampia gamma di tematiche quali la ripartizione delle spese per il riscaldamento, le eccezioni e gli obblighi per l’adeguamento degli impianti di riscaldamento alle regole imposte dalla nuova legge, le detrazioni fiscali.

Abbiamo così preparato una miniguida ai contacalorie per fare chiarezza su un tema che, ne siamo sicuri, sta a cuore a molti dei nostri lettori: l’efficienza energetica e il risparmio sui costi per il riscaldamento delle nostre case. Quali sono i vantaggi dell’installazione dei contacalorie sull’impianto di riscaldamento condominiale? Quali sono le spese che devono affrontare coloro che si sono distaccati dall’impianto centralizzato? È davvero possibile detrarre dalla dichiarazione dei redditi le spese sostenute per l’installazione dei contacalorie? E se si come e in quale misura? Scopriamolo insieme.

Sommario

Cosa sono i contacalorie per il riscaldamento e i loro vantaggi

I contacalorie – conosciuti anche come ripartitori di calore – sono uno strumento di misurazione della quantità di calore emessa dai termosifoni presenti nei nostri appartamenti. L’installazione dei contacalorie – che va fatta su ogni singolo radiatore nel caso degli impianti di riscaldamento a distribuzione verticale oppure in ogni unità immobiliare nel caso degli impianti di riscaldamento a distribuzione orizzontale – permette di misurare il consumo effettivo dell’energia impiegata per il riscaldamento della casa e consente di dire addio al vecchio sistema che voleva una tariffazione dell’energia basata sui millesimi di fabbisogno dell’abitazione.

A cosa servono i contacalorie? I contacalorie non solo consentono un uso più consapevole ed efficiente dell’energia ma permettono un risparmio sulla bolletta del gas che può variare dal 10% al 30%. In un edificio con un sistema di riscaldamento centralizzato, infatti, i condomini sono obbligati ad accendere i termosifoni alla stessa ora ma non tutti hanno le stesse abitudini. Di conseguenza, per molti il riscaldamento verrà acceso quando non ci si trova in casa. Grazie all’installazione dei contacalorie, invece, sarà l’inquilino stesso a gestire il riscaldamento in base alle proprie esigenze e pagherà, quindi, solo l’energia che effettivamente consuma. Un altro vantaggio dei contacalorie, infatti, è proprio la possibilità di suddividere i costi del gas non più in base ai metri quadri dell’abitazione ma in base a quanta energia viene realmente impiegata per il riscaldamento degli ambienti domestici.

Come funzionano i contacalorie per il riscaldamento

I contacalorie sono caratterizzati dalla presenza di due sonde: una che serve a misurare la temperatura del termosifone e l’altra a rilevare la temperatura della stanza in cui il termosifone è posizionato. Oltre alle due sonde, i contacolarie sono dotati di un microchip che calcola il consumo, per ogni singola abitazione, sulla base della differenza fra queste due temperature. Il livello di consumo che ne deriva è visibile quindi sul display del contabilizzatore e salvato nella memoria dell’apparecchio con lo scopo di permettere all’azienda fornitrice di gas la lettura via radio o via web dell’energia consumata dall’abitazione. Dopo il primo ciclo di fatturazione, il livello di consumo viene resettato in vista del calcolo dei consumi per la fatturazione successiva. L’alimentazione del contacalorie avviene per mezzo di una batteria, la cui durata è di circa 10 anni.

Come cambia la bolletta dopo l’installazione dei contacalorie: la ripartizione dei costi del riscaldamento

Prima dell’obbligo per legge dell’installazione dei contacalorie sugli impianti di riscaldamento centralizzato, le spese per la gestione dell’impianto e per i consumi venivano suddivisi in base ai metri quadri delle singole abitazioni. Cosa succederà adesso dopo il 30 giugno 2017 con l’introduzione dei contabilizzatori di calore? Come cambierà la bollletta per chi vive in un condominio con riscaldamento centralizzato ma ha scelto l’impianto autonomo? Per i condomini che si sono adeguati alle nuove norme, l’importo delle spese per la gestione e l’uso dell’impianto di riscaldamento verrà suddiviso in parte in base ai millesimi delle singole abitazioni – è il caso dei costi relativi alla manutenzione della caldaia e che peseranno sulla bolletta per il 20-30% – e in parte in base ai consumi effettivi rilevati dai ripartitori di calore installati (70-80%). Quindi, anche gli inquilini che hanno scelto il distacco dall’impianto centralizzato continueranno a pagare le spese di manutenzione in base ai millesimi dell’appartamento in cui vivono.

La suddivisione dei costi per il riscaldamento in genere viene fatta dall’Amministratore del condominio oppure dall’azienda che gestisce l’energia dell’edificio o delle singole unità abitative. Le regole per il calcolo di tali spese – che devono essere ripartite in modo equo – sono stabilite dalla norma tecnica UNI 10200 dal titolo “Impianti termici centralizzati di climatizzazione invernale ed acqua calda sanitaria – Criteri di ripartizione delle spese di climatizzazione ed acqua calda sanitaria“. Secondo tale norma i costi da tenere in considerazione per una giusta distribuzione delle spese sono:

  • le spese per il consumo dellla materia energetica che rientrano nella quota a consumo;

  • le spese per il consumo involontario dell’energia relativo alle perdite di rete che vengono calcolate in base alla tipologia dell’impianto e dell’edificio;

  • le spese per la manutenzione dell’impianto che vanno incluse nella quota fissa.

Questi costi devono essere suddivisi in modo proporzionale al fabbisogno di energia di ogni singolo inquilino e determinati da un tecnico abilitato.

Detrazioni fiscali dei contacalorie

L’Agenzia delle Entrate ha chiarito che i costi sostenuti per l’installazione dei ripartitori di calore vanno inclusi in quelli per gli interventi di recupero del patrimonio edilizio in quanto finalizzate alla promozione dell’efficienza energetica. Come tali, fino al 31 dicembre 2017, gli inquilini che hanno sostenuto spese per l’installazione dei contacalorie hanno diritto a una detrazione fiscale pari al 50% per un importo massimo di 96mila euro per ogni singola abitazione e nella misura del 65% nel caso in cui i contabilizzatori sono stati installati contemporaneamente alla sostituzione, integrale o parziale, dell’impianto di riscaldamento per un importo massimo di 30mila euro.

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