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Differenza tra e-fuel e biocarburanti
di Fabio Caliendo | 24-08-2024 | News TelefoniaCosì simili, così differenti. E-fuel e biocarburanti non sono assolutamente la stessa cosa, anche se la loro funzione eguale...
Lo stop della Commissione Europea ai motori a benzina e diesel fissato per il 2035 ha creato dubbi e perplessità negli automobilisti. La preoccupazione c’è, ed è più che lecita. Come fare per “tutelare” le auto endotermiche? La risposta è arrivata pronta: con gli e-fuel, o se preferite, potete anche chiamarli carburanti sintetici. I biocarburanti? Anche, perché no! Insomma le soluzioni ci sono, società specifiche e Costruttori auto ci stanno lavorando, anche se pare che la strada sia ancora un po’ in salita. Azzerare le emissioni inquinanti in 12 anni circa, non è cosa da poco. Vediamo però cosa c’è da sapere tra e-fuel e biocarburanti.
Sommario
E-fuel e biocarburanti: la differenza, c’è
Ci sono ovviamente delle differenze cospicue tra e-fuel e biocarburanti, anche se entrambi puntano a non inquinare. Iniziamo dagli e-fuel, carburanti ipertecnologici. Perché? Perché sono realizzati combinando chimicamente idrogeno ed anidride carbonica. Il primo, ovvero l’idrogeno, viene ottenuto per elettrolisi dall’acqua; per fare questo, occorre dunque parecchia energia elettrica e molta acqua. Per definire dunque i carburanti sintetici a zero emissioni di CO2, serve quindi che l’elettricità sia di provenienza al 100% da fonti di energia rinnovabili (energia solare, eolica, geotermica, idrica o dalle maree). Insomma la cosa richiede diversi investimenti.
Abbiamo poi biocarburanti. Pensiamo al bioetanolo oppure al biodiesel. Sono entrambi prodotti dalle biomasse, ovvero dai cosiddetti scarti di materia organica (è generata da piante o da animali). Le biomasse nascono dunque dagli scarti dell’industria agroalimentare, così come dai rifiuti organici urbani, ma anche da ramaglie verdi di attività agricole e forestali, oppure residui di legna da ardere (e altro ancora). Possiamo dunque definire i biocarburanti carbon neutral, anche se non al 100%. E’ un qualcosa di “virtuale”, poiché per alimentare i motori termici vanno a sviluppare in ogni caso anidride carbonica, già presente nella biomassa di partenza, per carità, ma pure sempre inquinante.
Come accennato, i biocarburanti sono il bioetanolo ed il biodiesel. Ci sono però anche il metanolo ed il biobutanolo. Cosa sono? Il primo (bioetanolo) si produce tramite un processo di fermentazione delle biomasse. I microrganismi, alias batteri, vanno a metabolizzare gli zuccheri vegetali, producendo così etanolo. Molti non lo sanno, ma questo carburante è già utilizzato in un 5-10% nell’attuale benzina che trovate alla pompa.
Quanto al biodiesel, è invece un carburante prodotto con un processo chimico. Questo processo chimico si chiama transesterificazione. Si utilizzano il grasso animale, quello da cucina riciclato e l’olio vegetale. Si crea una reazione con un alcol a catena corta (metanolo), che alla presenza di un catalizzatore ne accelera l’azione. Così facendo si ottiene un biodiesel grezzo, poi raffinato ancora per essere combustibile e compatibile con i nostri attuali motori.
La situazione attuale
Come stanno le cose oggi? Diciamo che, in questo momento l’utilizzo in purezza di biocarburanti avanzati o da rifiuti e residui consentirebbe di alimentare sono un misero 5% dell’attuale parco circolante italiano. Parco stimabile in circa 1.9 milioni di auto. Nel 2030 si potrebbe arrivare ad un 20%, in caso di conferma delle stime di ENI. Quest’ultima, conta infatti di raggiungere una capacità di bioraffinazione annuale di 5 milioni di tonnellate di HVO (Hydrotreated Vegetable Oil) alla fine del decennio. L’inquinamento? Studi confermerebbero livelli di emissione di particolato (PM) e ossidi di azoto (NOx) molto simili al carburante fossile. Insomma c’è ancora molta strada da fare.
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